2.2.4 Varietà coltivate

e. a a t. a- ee a. a P. po e6 i. a aa o e à ee eo i. e ) a o tn ie i, n- o si Drupacee - ALBICOCCO E 143 d. Struttura dell albero: sono in corso studi sul controllo genetico degli habitus vege- tativi allo scopo di costituire cv. a taglia ridotta che richiedano limitati interventi per il rinnovo della vegetazione e per regolare la qualità e la quantità della produzione. e. Resistenza alle avversità biotiche: si mira a costituire cv. resistenti alle più gravi fitopatie dell albicocco: moniliosi su fiori e frutti, sharka (virosi), accartocciamento clorotico (micoplasmi), Pseudomonas e Xanthomonas spp. (batteriosi). f. Qualità del frutto: sono in corso studi sulla ereditarietà dei caratteri responsabili delle qualità organolettiche e commerciali dei frutti: l orientamento è quello di costituire cv. a lenta evoluzione della maturazione. Il più utilizzato metodo di miglioramento genetico è l incrocio controllato intervarietale, in considerazione della grande variabilità genetica della specie. L ottenimento di genotipi migliorativi tuttavia risulta difficile e lento, a causa principalmente del controllo poligenico della maggior parte dei caratteri più interessanti. Occorrono da 10 a 15 anni e da 5.000 a 10.000 semenzali per poter sperare di ottenere una nuova cv. interessante. Più recentemente si è fatto ricorso all ibridazione inter-specifica per introdurre nell albicocco caratteri particolari. Le ibridazioni tra P. salicina (susino giapponese) e albicocco hanno dato i plumcot, autoincompatibili, con frutti simili al susincocco, di dubbio valore commerciale. Sono scarsi i risultati ottenuti con la selezione clonale, nulli quelli con l applicazione di agenti mutageni. La trasformazione genetica sembra fornire grandi speranze, specialmente nella lotta contro alcune virosi molto dannose, come la sharka. E 2.2.4 Varietà coltivate. Le varietà di albicocco coltivate in Italia sono tuttora molto numerose, circa una quarantina. Fino a una cinquantina di anni fa il panorama varietale italiano era ancora più ricco, contando oltre un centinaio di varietà autoctone, molte delle quali con una diffusione limitata al territorio di singoli comuni. Le 13 cultivar inserite nella lista A (Tab. 3.22) delle liste varietali dei fruttiferi, redatte a cura del MIPAF, Tab. 3.22 Valutazione riportata dalle principali cultivar nelle diverse aree geografiche italiane Cultivar Maturazione* Osservazioni Aurora 228 Ninfa 227 frutti di pezzatura ridotta, adatta a tutti gli ambienti Ceccona 29 idonea solo agli ambienti meridionali, autoincompatibile Monaco bello 26 cv. napoletana con buona produttività Bella d Imola 26 0 0 2 3 10 10 11 11 12 produttiva in tutti gli ambienti, bei frutti, grossa pezzatura Vitillo San Castrese Palummella Portici Fracasso Boccuccia spinosa Boccuccia liscia Pisana Pellecchiella autoincompatibile, con elevato f. in f., inadatta per il Sud molto produttiva, frutti di medio sapore cv. di riferimento, molto costante e produttiva, cosmopolita sostanzialmente identica a San Castrese produttiva, frutti grossi, buon sapore, soggetti a spaccature buona produttività al Sud, grossa pezzatura varietà napoletana di buona qualità varietà napoletana di ottima qualità frutti grossi di ottimo sapore, molto attraenti buona varietà napoletana, adatta al meridione * In giorni rispetto alla San Castrese. E03_2-2/3_Drupacee_albicocco-susino.indd 143 25/05/18 17:37

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis