2.2.5 Esigenze climatiche e pedologiche

E 144 PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE - FRUTTICOLTURA SPECIALE sono tutte italiane, la maggior parte di antica e ignota origine (solo Ninfa e Pisana derivano da incroci controllati effettuati recentemente da Istituzioni italiane). Le numerose cv. finora proposte dai genetisti stranieri, pur dotate di elevate caratteristiche commerciali (resistenza a trasporti, pezzatura, esteso sovracolore), manifestano una scarsa produttività, legata sia alle elevate esigenze in freddo sia alla autoincompatibilità. 2.2.5 Esigenze climatiche e pedologiche. L albicocco, pianta originaria delle aree a clima continentale, sopporta bene i grandi freddi invernali (anche 230 °C) e le elevate temperature estive; è invece molto sensibile alle gelate primaverili, quando anche abbassamenti di 30-60 minuti a pochi gradi sotto lo 0 (22 °C) possono distruggere irrimediabilmente i fiori, specialmente se l umidità dell aria è piuttosto elevata. L eccessiva umidità dell aria, e anche del terreno, rappresenta un fattore gravemente limitante questa coltura, anche perché favorisce lo sviluppo di malattie crittogamiche, quali la moniliosi dei fiori, che nel giro di poco tempo è capace di distruggere l intera produzione. Si riconosce grande importanza alle condizioni che precedono o coincidono con il riposo autunno-invernale delle piante, durante il quale all interno delle gemme a fiore hanno luogo i processi di micro/macrosporogenesi. opportuno conoscere il fabbisogno in freddo delle cv. prima di introdurle in un ambiente. Esiste al riguardo una forte variabilità varietale: in generale le cv. meridionali sono più plastiche di quelle settentrionali. L albicocco predilige le zone collinari, ben esposte alla luce e all aria, con terreni ciottolosi, sciolti, senza ristagni idrici. Sono da evitare terreni con tessitura molto fine, a lento drenaggio, con pH , 5,4 o superiore a 8,8; calcare attivo superiore a 12%, salinità superiore a 3 mS/cm. 2.2.6 Impianto del frutteto e potatura di allevamento. Le forme in volume (vaso regolare a 3 branche, v. semilibero a 4-5 branche, v. ritardato e il fusetto) sono particolarmente indicate nelle aree collinari, in piccole aziende coltivatrici, su superfici ridotte. La scelta di forme appiattite o a controspalliera (palmetta a branche oblique semilibera, palmetta libera o pal-bidone) potrà effettuarsi solo in assenza di fattori pedologici o socioeconomici limitanti. Le distanze di piantagione dipendono essenzialmente dalla fertilità del terreno, dalla vigoria della combinazione cultivar/portinnesto e dall altezza raggiungibile dalla pianta. Nei casi migliori la distanza tra le file sarà intorno a 7 m (v. regolare), 5,5 m (v. ritardato), 5 m (palmetta), nei peggiori mai inferiore a 4,5 m. Quella tra le piante sulla fila andrà da 7 m (v. regolare) a 4-3 m. La potatura di allevamento si basa sulla selezione precoce delle future branche con interventi in verde, volti a eliminare le possibili concorrenti e cimare i germogli più vigorosi, senza ridurre la superficie fotosintetica. Si cercherà di entrare al più presto in fruttificazione trascurando la geometricità dello scheletro. 2.2.7 Tecnica colturale Potatura. Le cultivar di albicocco presentano una gamma di habitus vegetativi molto diversificati, passando gradatamente da portamenti assurgenti ad altri aperti ed espansi. In genere l habitus è correlato al modo di fruttificare: i tipi assurgenti producono prevalentemente sui dardi fioriferi (mazzetti di maggio), mentre i tipi aperti, oltre che sui dardi, producono anche sui rami misti. I tipi a habitus espanso sviluppano molti rami anticipati e, pertanto, portano frutti su rami misti, anticipati, brindilli e, più raramente, sui dardi. opportuno assecondare l habitus naturale della pianta adottando forme di allevamento piuttosto libere e favorendo l apertura delle branche verso l esterno con E03_2-2/3_Drupacee_albicocco-susino.indd 144 09/10/19 14:03 d c d a e d c d p la G s tu c F d a c II n M to C s d c 2 Ir d s la 3 a D m fi r T a c n R d m h

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis