SEZIONE E

a ue a à. e ee ia ei- il e ia e a, a e o oe. a, oà n), e onro. o i. eui mi e, di n Drupacee - ALBICOCCO E 145 divaricatori. Si passerà quindi abbastanza rapidamente alla potatura di fruttificazione, che consisterà, nelle cv. a portamento eretto, nel rinnovare periodicamente un 30% delle branche di sfruttamento, onde avere sempre dardi fioriferi di 2-3 anni. Nelle cv. a portamento aperto o espanso sarà necessario diradare i rami misti e gli anticipati in eccesso, favorendo la formazione di lunghi rami rivolti verso l esterno che, caricandosi di frutti, daranno luogo sul dorso a germogli che, selezionati in numero e posizione, costituiranno i rami per la fruttificazione dell anno seguente. Questo tipo di potatura, da effettuarsi alla fine dell estate (per motivi fitosanitari) o alla fine dell inverno, presuppone almeno un intervento di potatura verde per diradare i nuovi germogli e favorire la formazione di anticipati abbastanza vigorosi. Gestione del suolo. Qualora non si abbia a disposizione un buon impianto irriguo, sarà bene ricorrere a una lavorazione autunnale, prima del periodo piovoso, e a ripetute lavorazioni primaverili-estive, poco profonde, per interrompere la capillarità e la competizione delle erbe infestanti. Fertilizzazione. La concimazione di impianto dovrà apportare al terreno almeno 100 t di letame, 200-250 kg/ha di P2O5 e 300-350 kg/ha di K2O. Durante la fase di allevamento andranno distribuite nel periodo di accrescimento vegetativo, in più riprese, quantità crescenti di azoto: da 100-150 g a pianta nel I anno a 150-200 g nel II, 200-250 nel III. La concimazione di produzione terrà conto delle asportazioni annuali delle piante, nonché delle informazioni ottenute dall analisi del terreno e dalla diagnostica fogliare. Mediamente un ettaro di albicocchi in piena produzione asporta in un anno, per ogni tonnellata di prodotto: 5-6 kg di N, 1,3 kg di P2O5, 9-10 kg/ha di K2O, 4-5 kg/ha di CaO, 2 di MgO. Si consiglia pertanto per ogni t di frutti, di restituire al terreno i valori suddetti, opportunamente integrati con coefficienti variabili da 1 a 1,6 a seconda delle difficoltà che le piante possono incontrare nel recuperare gli elementi dal terreno. Nel caso di interramento dei residui di potatura, tali importi potranno essere ridotti del 1520%. Nei terreni poveri di sostanza organica sarà bene ricorrere al sovescio. Irrigazione. Questa pratica garantisce non solo un buon calibro dei frutti, ma anche la differenziazione a fiore delle gemme e quindi la costanza produttiva. Per quest ultimo scopo sono importanti le irrigazioni (una o due) post-raccolta. Calcoli teorici indicano la necessità di reintegrare giornalmente, nei mesi più caldi una evapotraspirazione di 3,5-4 mm, per un totale stagionale superiore ai 400 mm. Empiricamente si attribuisce all albicocco un fabbisogno idrico di circa 2.000 m3/ha. Diradamento dei frutti. Indispensabile per una produzione di qualità è il diradamento manuale (da 100 a 300 ore/ha), eseguito molto precocemente, 20-30 giorni dopo la fioritura. Lasciare non più di 1 o 2 frutti per dardo o brindillo e 1 frutto ogni 8-10 cm di ramo misto, tenendo tuttavia conto anche del numero complessivo dei frutti per pianta. E Tecniche speciali. Nelle Regioni meridionali si attua la coltura protetta sotto tunnel ad arcate multiple, senza riscaldamento, con piante allevate a Y trasversale (5 3 2 m). La copertura inizia alla fine di gennaio e termina alla fine maggio anticipando la maturazione di 7-14 giorni rispetto al pieno campo. Raccolta. La data di raccolta influenza le caratteristiche organolettiche e l evoluzione della maturazione dei frutti. A seguito dei problemi legati alla loro lavorazione e commercializzazione c è la tendenza a raccogliere troppo presto, quando ancora il frutto ha una bassa gradazione zuccherina e un elevata acidità. L ideale sarebbe raccogliere E03_2-2/3_Drupacee_albicocco-susino.indd 145 25/05/18 17:37

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis