2.4.6 Esigenze climatiche e pedologiche

E 156 Produzioni vegetali arbustive e arboree - FRUTTICOLTURA speciale 2.4.6 Esigenze climatiche e pedologiche. La presenza quasi ubiquitaria del ciliegio a estreme latitudini e altitudini lo rende specie adattabile ai più svariati ambienti climatici. Non risulta più sensibile di altri Prunus alla temperatura, ma necessita di un fabbisogno in freddo piuttosto elevato (.1.000 ore inferiori a 7 °C). Fattori limitanti possono essere condizioni climatiche sfavorevoli durante la fioritura, che ostacolano l attività dei pronubi. Ingenti danni si possono verificare in seguito a elevata umidità e piogge, che favoriscono forti attacchi di monilia a fiori e frutti e spaccature delle drupe, oltre a fenomeni di asfissia dell apparato radicale. Il ciliegio, in particolare quello dolce, è più esigente sotto l aspetto pedologico: predilige terreni di medio impasto, tendenzialmente sciolti, profondi, freschi, fertili, ma può adattarsi a terreni magri, superficiali, di fertilità medio-bassa purché ben drenati. Il ciliegio acido può adattarsi anche a suoli più pesanti. La reazione neutra del terreno è preferita, ma il P. mahaleb può essere impiegato anche in terreni subalcalini, mentre è buona l adattabilità del P. cerasus a terreni sub-acidi. La resistenza del P. avium al calcare è soddisfacente (7% di calcare attivo) e diviene ottima con il P. mahaleb. 2.4.7 Impianto del frutteto e potatura di allevamento. Accanto a un ampia tipologia di ceraseti tradizionali, estensivi o promiscui, con ampi sesti d impianto (6-7 3 6-7 m, con 2-300 piante a ettaro), caratterizzati da alberi di elevata taglia, talvolta giganti, allevati in forma libera, vaso alto e palmetta, innestati su franco, del tutto incompatibili con i criteri della moderna frutticoltura, in questi ultimi anni, con l introduzione di portinnesti seminanizzanti e nanizzanti, di opportuni sistemi di allevamento e di gestione del frutteto, sono stati realizzati ceraseti specializzati semi-intensivi (5-600 piante a ettaro) e intensivi (fino a 1.000 piante a ettaro) e si stanno positivamente sperimentando densità anche superiori; queste nuove tipologie di impianti permettono di limitare il volume degli alberi fino al completo governo da terra con notevole riduzione dei costi. Deve essere rivista tutta l impostazione del ceraseto alla stregua di altri impianti frutticoli: si riducono le distanze tra le file (fino a 4-4,5 m) e quelle sulle file variano molto in funzione della forma di allevamento scelta: ,4 m con la bandiera e il fuso, ,2,5-3 m con il fusetto, fino a distanze inferiori a 1,5-2 m con l Y , la V bassa e altre forme libere, dove peraltro occorrono costose strutture di sostegno. necessario dotare il ceraseto di impianto di irrigazione e, a seconda delle necessità ambientali, di fertirrigazione, di impianto antibrina, di coperture plastiche antipioggia per ridurre lo spacco dei frutti (cracking), di reti antigrandine o contro gli uccelli. Allo stesso modo, tecniche di conduzione ritenute facoltative, quali la stessa irrigazione, la concimazione, la non potatura in allevamento (per accompagnare la pianta nel suo sviluppo con cimature, piegature, torsioni ed eliminazione dei germogli concorrenti) e la potatura al verde in produzione diventano determinanti per le sorti dell impianto e per produrre tutti gli anni. Negli impianti realizzati per la raccolta meccanica di ciliegio dolce e acido su portinnesti che garantiscano un buon ancoraggio sono mantenuti sesti ampi (5-6 3 5-7 m) per il passaggio delle macchine raccoglitrici e si adotta la forma a vaso con 3 o 4 branche inserite con angoli non troppo stretti per evitare lo scosciamento. 2.4.8 Tecnica colturale Gestione del suolo. Accanto a soluzioni tradizionali che prevedono su tutta la superficie la presenza del cotico erboso (ambienti con precipitazioni adeguate o irrigabili) o più raramente la lavorazione (aree pianeggianti con scarsa disponibilità idrica e durante l allevamento), sono attualmente preferite soluzioni miste dove filare e interfilare vengono condotti diversamente: in genere è prevalente la soluzione in cui l interfilare è inerbito con essenze di bassa taglia e il filare può essere lavorato, diserbato o più raramente pacciamato. E03_2-4/6_Drupacee_cilieg_mandor_giugg.indd 156 25/05/18 18:02 F fi ( m è v c s è m p la o p v c Ir lo s d d im i b 2 d e a te to d t/ la r a fr k r o q c d s d

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis