2.4.9 Raccolta, resa e qualità del prodotto

a i. o e uidi o oa e bP. b. di 0 a, a nti e di n a e o, e o ndi lcei ti a ti o e ù enn o. Drupacee - CILIEGIO E 157 Fertilizzazione. In pre-impianto, tenendo conto delle risultanze dell analisi chimicofisica, è opportuna l applicazione di sostanza organica e di macroelementi poco mobili (fosforo e potassio): in terreni di media o bassa fertilità si consigliano 40-80 t/ha di letame maturo o surrogati, 200-350 kg/ha di P2O5, 150-300 kg/ha di K2O; in terreni sciolti è opportuno ridurre e frazionare le quantità negli anni post-impianto. Nei casi di elevata dotazione non è necessario alcun apporto. L analisi del terreno e l analisi fogliare consentono un approccio più corretto per la concimazione nel post-impianto anche a seconda del materiale genetico, della tipologia di impianto e delle asportazioni. L azoto è l elemento più importante sia durante l allevamento sia in produzione: sono mediamente consigliati apporti annui di 50-60 kg/ha, da applicare in modo frazionato dalla post-fioritura. Il fosforo e il potassio vengono assorbiti in quantità limitata e in generale la concimazione in pre-impianto o la naturale dotazione del terreno risultano sufficienti o sono necessarie applicazioni ogni 2-3 anni. Tra i microelementi, si deve prestare particolare attenzione alla corretta presenza di ferro, boro e manganese, applicabili per via fogliare. Nello stesso modo si possono applicare prodotti a base di calcio (CaCl2), in concomitanza di piogge, per ridurre il fenomeno del cracking. Irrigazione. Le esigenze idriche del ciliegio sono notevoli tra l indurimento del nocciolo e la raccolta. L ampio sviluppo degli apparati radicali dei portinnesti tradizionali consente in talune aree del Nord Italia (es. nel Veronese) la coltivazione senza l irrigazione; dove la disponibilità idrica è adeguata, l irrigazione risulta tuttavia un fattore produttivo determinante, che diviene indispensabile negli impianti intensivi. Il metodo irriguo più impiegato è lo scorrimento (in genere nei vecchi impianti), mentre più idonei risultano i metodi per aspersione sotto chioma con microjet, impiegabili anche come difesa antibrina, e per microirrigazione, che permette anche la fertirrigazione. E 2.4.9 Raccolta, resa e qualità del prodotto. Il momento della raccolta per le ciliegie da consumo fresco viene individuato in modo empirico in base al colore della buccia e all esperienza locale. Per le ciliegie destinate alla trasformazione industriale (ciliegie allo sciroppo o sotto spirito, marmellate e confetture, succhi e ciliegie candite), si può tenere conto della pezzatura, del grado zuccherino, dell acidità o di altri specifici indicatori. Nella stessa località l attuale assortimento varietale permette un periodo di raccolta di circa 40 giorni. Le rese variano dalle 4-5 t/ha degli impianti estensivi fino alle 15-20 t/ha degli impianti intensivi. I caratteri qualitativi di maggior interesse mercantile sono la pezzatura (.8-9 g), la colorazione, l assenza di spaccature, la durezza (.400 g), il residuo secco rifrattometrico (può raggiungere anche i 18° Brix), l acidità (.8 g/l di acido malico) e la resistenza al trasporto e alle manipolazioni. Le ciliegie da consumo fresco vengono raccolte a mano con il peduncolo; la resa oraria è piuttosto bassa (8-12 kg/uomo), nonostante in alcune aree ci si avvalga di carri raccolta con piattaforme laterali o dell uso di cassoni palettizzati. Maggiori rese orarie (15-20 kg/uomo) si possono ottenere con impianti fitti con alberi di taglia ridotta dove la produzione si raccoglie quasi completamente da terra. La raccolta meccanica è impiegata sporadicamente per le ciliegie dolci e acide destinate all industria. Si adottano vibratori di varia potenza e mezzi di intercettazione rappresentati da teli o reti stesi a terra oppure montati su semoventi. meglio usare cv. adatte alla raccolta meccanica nelle quali, a maturazione, si forma un setto di abscissione nella zona di inserzione del peduncolo, che impedisce la fuoriuscita dei succhi. Con le altre cultivar in Paesi diversi dall Italia è consentito l uso di cascolanti. E03_2-4/6_Drupacee_cilieg_mandor_giugg.indd 157 25/05/18 18:02

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis