2.5.6 Impianto del frutteto e potatura di allevamento

E 160 Produzioni vegetali arbustive e arboree - FRUTTICOLTURA speciale 2.5.6 Impianto del frutteto e potatura di allevamento. Nei nuovi impianti le distanze più utilizzate sono 5-6 m 3 4-6 m, a seconda della natura, giacitura e fertilità del terreno. La più diffusa forma di allevamento è il vaso a 3-4 branche, impalcato a circa 70-80 cm da terra per favorire la raccolta meccanica per scuotimento del tronco. Per le cultivar autosterili, si rende necessaria la presenza di cultivar impollinatrici pari al 10-15%, intercalate lungo la fila, mentre nel caso di filari monovarietali tale rapporto deve essere almeno del 20%. L impianto viene eseguito con astoni, che vengono spuntati prima del germogliamento a 80-90 cm per la formazione dell impalcatura. Nei primi tre anni d impianto gli interventi di potatura sono tendenti a ottenere un veloce raggiungimento della forma di allevamento, oltre a una rapida entrata in produzione. 2.5.7 Tecnica colturale Potatura. La potatura di produzione deve garantire un corretto equilibrio vegetoproduttivo, procedendo al diradamento della chioma, all eliminazione dei succhioni, al raccorciamento di parte dei rami misti per indurre la formazione dei mazzetti di maggio. Gestione del suolo. In genere si esegue il diserbo chimico sul filare e la non lavora- zione dell interfilare. Fertilizzazione. Nella fase di impianto di un mandorleto, la concimazione di fondo dovrebbe apportare elementi nutritivi minerali in base ai risultati di una preliminare analisi chimica fatta al terreno, prevedendo comunque, in assenza di questa, apporti orientativi di 200-250 unità/ha di P2O5 e 200-250 kg/ha di K2O, oltre a 60-100 t di letame. Per quanto concerne la concimazione di allevamento, si procede ad apportare: 1° anno: N 15 kg/ha; P2O5 15 kg/ha; K2O 20 kg/ha; 2° anno: N 30 kg/ha; P2O5 25 kg/ha; K2O 40 kg/ha; dal 3° al 6° anno: N 50 kg/ha. La concimazione di produzione consiste nella distribuzione di N 80-100 kg/ha, P2O5 60-100 kg/ha, K2O 70-120 kg/ha. Irrigazione. La quantità di acqua da somministrare a un mandorleto in piena pro- duzione varia in funzione del portainnesto, della natura del suolo e della piovosità. La quantità media varia da 1.500 a 2.500 m3/ha. Diradamento dei frutti. Per il mandorlo non è richiesto il diradamento dei frutti. Raccolta. L indice di maturazione è dato dalla deiscenza del mallo della quasi totalità dei frutti. Il mandorlo si presta alla raccolta meccanizzata. L epoca di raccolta delle mandorle da consumare essiccate, in genere, avviene dalla fine di agosto a settembre. Resa, qualità e caratteristiche del prodotto. La produzione di mandorle in guscio è mediamente di 1,2-2,0 t/ha, con una resa in mandorla (seme) tra il 35 e il 45%. In condizioni irrigue e annate favorevoli la produzione a ettaro può raggiungere circa 2,5 t. La mandorla è utilizzata in confetteria, pasticceria, gelateria, gastronomia, cosmesi (con l olio di mandorla), bevande (es. latte di mandorla), nutraceutica. 2.5.8 Conservazione e trattamenti post-raccolta. Il coltivatore in genere provvede alla raccolta, smallatura, essiccazione e successiva conservazione delle mandorle in guscio. E03_2-4/6_Drupacee_cilieg_mandor_giugg.indd 160 25/05/18 18:02 m 2 2 la Z c p u l le g s e c u C in s e to L a p g d v s d to L v p r

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis