2.5.9 Avversità

ià a nci e nli a oal o. a- o e ti ee: a; O5 oà. à e e. è nt. si vr- Drupacee - GIUGGIOLO E 161 Segue il trattamento delle mandorle che consiste nelle operazioni di condizionamento, quali sgusciatura, pelatura, selezionatura e calibratura. 2.5.9 Avversità (®Sezione G2 Avversità e difesa delle colture) 2.6 Giuggiolo. Pianta Ramnacea originaria della Cina, introdotta in Italia dalla Siria all epoca dell imperatore Augusto, è la più conosciuta (Zizyphus sativa o Z. vulgaris o Z. jujuba) tra un centinaio di specie di Zizyphus. un albero (o arbusto) deciduo, in genere di modeste dimensioni (3-5 m), di lenta crescita, con portamento da assurgente a espanso, con apparato radicale sviluppato e pollonifero. Ha ramificazioni contorte e spinose da cui si dipartono brachette, all inizio verdi e, una volta lignificate, rosso-brune, recanti ai nodi una coppia di spine: una lunga e dritta, l altra più corta e ricurva. Sono presenti anche varietà inermi (var. inermis Rehd). Le foglie sono alterne, ovato-oblunghe (3-6 cm), con corto picciolo, glabre e lucide, leggermente dentate con apice tronco. I fiori piccoli (5 mm), entomogami, giallo-verdognoli, sono riuniti in gruppi di 2-9 all ascella fogliare di rami fruttiferi penduli, di forma stellare con 5 petali e sepali, 5 stami brevi e ovario infero. Il frutto è una drupa con epicarpo indurito, a maturità di colore rossastro o bruno, con nocciolo osseo allungato, contenente in genere due semi. La polpa biancastra, acidula, asciutta, dal sapore simile a un dattero, è ricca in zuccheri, proteine, vitamine (B1, B2, e in particolare C) e fosforo. Una volta avvizzite le giuggiole si conservano a lungo. Il giuggiolo è molto diffuso in Cina e nei Paesi dell Asia centrale, dove rappresenta un importante fonte alimentare; in Italia è presente in tutte le regioni come pianta ornamentale o nei frutteti familiari: sono diffuse due varietà coltivate a frutto lungo e a frutto tondo , di limitato pregio e piccola pezzatura (3-4 g). Di recente introduzione, dall ampio patrimonio cinese e sud-coreano, sono cv. a frutto grosso (20-40 g) e inermi (ad es., Li, Lang, Sui Men, Hu Ping Tsao, Hama Tsao, Bu Luo Su, Keumsung, Geumsung, Mooudeung), che necessitano di verifiche nei nostri ambienti; alcune hanno evidenziato suscettibilità dei frutti alle spaccature da pioggia. specie che valorizza luoghi aridi e incolti, mentre rifugge terreni pesanti e asfittici; predilige un clima temperato-caldo, ma non teme freddi invernali e caldi estivi aridi. Il giuggiolo si propaga per seme (germinabilità lenta), per polloni radicali (la tecnica più diffusa), per talea (semilegnosa prelevata in giugno), con l innesto (a gemma, in primavera su franco) e anche con la micropropagazione. Il germogliamento è tardivo (fine maggio) e così pure la fioritura (giugno) asincrona sullo stesso ramo; per cause diverse l allegagione non è sempre buona: breve recettività del polline, fioriture sfasate, autosterilità, bassa fertilità delle cv. autocompatibili; piuttosto diffusa è la partenocarpia. Si consiglia la compresenza di più cv. I frutti maturano scalarmene tra settembre e ottobre evidenziati dalla tipica invaiatura. Le principali avversità sono rappresentate essenzialmente da due mosche (Carpomyia vesuviana e C. incompleta). Le giuggiole sono in genere consumate fresche ed essiccate o anche trasformate per produrre marmellate, sciroppi, dolci e liquori. Nella farmacopea popolare sono impiegate per le proprietà lenitive, antinfiammatorie, emollienti ed espettoranti. E03_2-4/6_Drupacee_cilieg_mandor_giugg.indd 161 E 25/05/18 18:02

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis