3.3 Varietà coltivate

ae oe ui e ae, e o, oo- n eil ae a. o e e n t) e mi e o, li el nsi a ri g- a aIl 4; Agrumi E 165 nel limone è molto più basso e nelle arance vaniglia (a bassissima acidità) è assai alto (50 e più). Il succo è ricco di vitamina C: mediamente 50-70 mg per 100 cm3 di succo nell arancia, 30-40 mg nel mandarino, 50-60 mg nel limone. Gli oli essenziali sono presenti in quantità minime. La resa industriale è di 500-600 g per quintale di frutto nel bergamotto, di 300-400 g nel limone e di 700-800 g nel mandarino. 3.3 Varietà coltivate 3.3.1 Cedro (Citrus medica). Il cedro oggi è consumato dopo essere stato trasformato in candito, in virtù dell albedo molto spesso. In Italia, e specificatamente in Calabria, si produce il miglior cedro al mondo (cv. Diamante), ma la produzione è in forte calo; un altro polo per la produzione del cedro da industria è Portorico. Gli oli essenziali del cedro si utilizzano anche per produrre liquori, di cui uno, molto famoso in Corsica, chiamato cedratine. I cedri si dividono in cultivar a frutto acido e cultivar a frutto scarsamente acido; le più importanti sono le prime. Il seme del cedro è monoembrionico. Nel caso della cultivar Diamante, il frutto viene raccolto quando è ancora verde (agosto) e si trova a tre quarti della dimensione finale. Questo frutto viene tagliato in due parti e svuotato degli spicchi; le due coppe sono avviate alla salamoia e alla canditura. Più liscio, integro e lucente è l epicarpo, più elevato è il valore commerciale del frutto. Tra le altre cultivar, in via d estinzione è il Cedro di Corsica per lo smantellamento dell industria relativa nell isola. Altri cedri noti sono: Etrog (Palestina), Cedro di Antelia (Libano), Cedro del Portogallo. Esistono, infine, i cosiddetti limoni cedrati (nella classificazione dei Tanaka C. limonimedica Lushington), che hanno caratteristiche intermedie tra limone e cedro. E 3.3.2 Limone (Citrus limon). Si ritiene che il limone sia derivato dal più antico cedro. Le cultivar affermate a livello mondiale non sono molte. Negli Stati Uniti d America e nei Paesi di nuova limonicoltura si punta soprattutto su Eureka e Lisbon. Anche in Spagna si propagano prevalentemente due cultivar, una chiamata Verna e l altra Mesero o Fino: la prima produce un limone a maturazione primaverile-estiva, che è il più forte concorrente del nostro verdello sui mercati europei. In Italia le cultivar dominanti sono tre: Femminello, Monachello e Interdonato. Nel Femminello comune la spiccata capacità di fiorire più volte consente di avere frutti con caratteri diversi nel corso dell anno. La prima fioritura, di solito, si ha a marzo. Da essa prende vita un limone che matura nel tardo autunno e nell inverno successivo e che si caratterizza per essere succoso, presentare semi, avere un umbone schiacciato e un areola semicircolare che lo delimita. Questo limone si chiama marzano. Da metà aprile a metà maggio si ha la fioritura principale, dalla quale si formano i cosiddetti frutti del tempo o invernali. La prima parte di questi limoni raggiunge dimensioni commerciabili da fine settembre a novembre (primofiore). I limoni invernali di Femminello tengono bene all albero e si possono raccogliere fino a marzo. Essi di solito hanno semi, sono succosi (25-30% di succo) e possiedono acidità elevata (5,5-6,5% e più). Tra fine maggio e i primi di giugno la pianta di limone continua a fiorire. Da questa fioritura si originano i maiolini, o biancucci, i quali hanno la prerogativa di trovarsi spesso a grappolo e di avere, a maturazione, una colorazione giallo-sbiadita. Questi frutti si raccolgono dopo un anno, hanno semi, succo e acidità non elevati. E03_3_Agrumi.indd 165 25/05/18 17:41

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis