3.3.4 Arancio amaro, chinotto, bergamotto

ra oa, e ile e il al io, e, o e ai r ià. a e n o e, si o o lù n e à, a o a oo e to o a Agrumi E 167 semi e alimenta anche un mercato per la trasformazione industriale finalizzata all estrazione del pregiato olio essenziale. Cultivar a frutto grosso e acido in espansione sono Tahiti o Persian e Bearss. Il frutto di entrambe somiglia molto a dei limoni con epicarpo liscio. L aroma, però, è diverso; i semi sono assenti. In Europa il frutto che giunge in estate dalla Florida e dalla Spagna è commerciato come limone verde (citron vert). In Italia l unica area dove si potrebbero coltivare le migliori lime è quella limonicola della Sardegna, dove il mal secco è assente, dato che tutte le lime sono molto sensibili a questa malattia. La Lima di Palestina è una cultivar a frutto sferico, delle dimensioni di un arancia, ma esternamente gialla, di sapore dolce, usata come portainnesto (Israele, Egitto, ecc.), ma anche per la commestibilità del frutto (Paesi arabi, America Latina, ecc.). 3.3.4 Arancio amaro, chinotto, bergamotto (Citrus aurantium). L arancio amaro produce frutti a polpa acido-amara che servono all industria di trasformazione per produrre marmellate e per l estrazione dei semi da cui ottenere piante portainnesto. All arancio amaro afferiscono due sottospecie: Citrus aurantium myrtifolia (chinotto) e Citrus aurantium bergamia (bergamotto). Quest ultimo è coltivato nel territorio di Reggio Calabria e il frutto serve per estrarre un olio essenziale impiegato in profumeria (acqua di Colonia). Coltivato in altri ambienti si ha una decadenza della quantità e della qualità dell olio. Di bergamotto, a Reggio Calabria, si coltivano tre varietà: Femminello, Castagnaro, Fantastico. La prima produce il miglior olio, ma l albero è delicato; la seconda ha pianta rustica e frutto rugoso; la terza possiede caratteristiche intermedie. E 3.3.5 Arancio (Citrus sinensis). l agrume più diffuso al mondo. Si può, infatti, coltivare dall Equatore fino ai limiti freddi: 40° parallelo Nord e Sud. Gli aranci si possono dividere in quattro gruppi a seconda delle caratteristiche del frutto. Cultivar a frutto biondo ombelicato. Vi si ascrive il famoso gruppo dei Navel. Le cultivar che vi appartengono sono caratterizzate da frutti provvisti nella parte distale di un ombelico , il quale non è altro che un secondo, e alle volte anche un terzo, frutto, corrispondente a un doppio o triplo verticillo di carpelli del fiore. Quasi sempre i frutti sono apireni perché il sacco embrionale degenera, così come il tessuto madre delle antere. Le membrane dei segmenti e delle vescicolette sono molto sottili. La resa in succo è inferiore a quella di molte altre cultivar e il succo a contatto con l aria forma limonina che, superando le 6 ppm, dà sapore amaro. Washington navel è la cultivar capostipite del gruppo. Originata in Brasile all inizio del secolo scorso, per mutazione gemmaria su una pianta di Seleta, nel 1870 è stata trasportata a Washington e quindi in California, dove esiste ancora una pianta madre. Nella Sicilia occidentale esiste una cultivar chiamata Brasiliano, molto simile alla Washington navel: si tratta di una cultivar a vegetazione leggermente procombente; essa produce un frutto che matura a dicembre, ma resiste sulla pianta fino a tutto marzo. Cultivar ombelicate di caratteristiche leggermente diverse da quelle della Washington navel sono presenti in varie parti del mondo. Tra le più importanti vanno elencate: Navelina (precoce), isolata in Spagna da materiale importato dagli Stati Uniti; Navelate (tardiva), mutazione di Washington navel selezionata in Spagna; New Hall (precoce, simile alla Navelina); Skaggs Bonanza (precoce); Tulegold (media epoca); E03_3_Agrumi.indd 167 25/05/18 17:41

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis