SEZIONE E

E 168 Produzioni vegetali arbustive e arboree - FRUTTICOLTURA speciale Atwood (media epoca); Gillette (media epoca); Thomson navel (precoce); Robertson (precoce); Golden Bucheye (precoce); Carter (medio-precoce); Lane late (tardiva); Fisher (precoce). In Italia le cultivar oggi raccomandate sono, oltre al Brasiliano, Navelina, New Hall, Lanelate. Cultivar a frutto biondo non ombelicato. Questo gruppo comprende cultivar bionde con semi e senza semi. Tra le prime si ricorda l eterogenea popolazione di Biondo comune e Biondo di spina, a bassa resa in succo ed elevato tenore di limonina, accresciuto dall uso del portainnesto arancio amaro. Fra le cultivar migliori, invece, prima di ogni altra va ricordata la Valencia, la cultivar di arancio più diffusa al mondo. Il frutto ha pochi semi, è molto succoso (.50% di succo), adatto tanto all industria di trasformazione che al mercato fresco; è assai tardivo nella maturazione (aprile-luglio). Oggi i cloni più coltivati sono Olinda e Campbell, entrambi di origine nucellare. Ovale calabrese è la più nota cultivar a frutto biondo, senza ombelico, di origine italiana. La plasticità di adattamento è modesta. In Sicilia va bene lungo le fiumare della costiera messinese tirrenica e in pochi altri luoghi. Il frutto è apireno, con bassa resa in succo, a maturazione tardiva (aprile-maggio). I frutti se lasciati all albero rinverdiscono. Tra le altre cultivar a frutto biondo senza ombelico diffuse in Italia si ricorda Belladonna, che produce un frutto a maturazione di media epoca, apireno, succoso. All estero sono meritevoli di essere ricordate: Salustiana, Cadenera, Verna (Spagna), Shamouti (Israele), Pera e Natal (Brasile), Hamlin (Florida e Brasile). Cultivar a frutto pigmentato rosso. La vivace colorazione è assicurata dalle antocianine, pigmenti idrosolubili che per formarsi hanno bisogno di sufficiente freddo, meglio se con escursioni termiche marcate tra giorno e notte. La loro presenza è massima nel Moro (60-250 mg/l), minore nei Sanguinelli (20-80 mg/l) e nel Tarocco (10-70 mg/l). La differenza è dovuta all ambiente, all epoca di raccolta, al portamento, al clone, ecc. Le cultivar di questo raggruppamento hanno, generalmente, scarsa capacità di adattamento ad ambienti diversi dagli originari, frutto con acidità più persistente a maturazione. L acidità si accentua nei luoghi meno propizi e se il rapporto SS/A rimane troppo basso il frutto risulta poco appetibile. Le cultivar a frutto pigmentato sono diffuse soprattutto nel bacino del Mediterraneo e in particolare in Italia. Tarocco è la più importante cultivar pigmentata. La pianta, se coltivata negli ambienti adatti (entroterra della Sicilia orientale a ridosso della costiera ionica), produce un ottima arancia, succosa, apirena, non molto intensamente pigmentata, che matura da metà dicembre a marzo. Nell ambito della cultivar Tarocco esistono vari cloni, differenti per epoca di maturazione, colorazione, resistenza all attacco peduncolare, ecc. Tra quelli più promettenti, oltre all ormai classico Tarocco dal muso (con collo prominente), si ricordano T. rosso (più intensamente pigmentato), T. Catania, T. Scirè, T. Galici, T. Reina (tardivo), T.S. Martino Piana (tardivo), T. Giarretta, T. Lempso (tardivo), T. Fondaconuovo (precoce). Va ricordato, infine, il Tarocco nucellare, ottenuto ad Acireale, caratterizzato da una maturazione più precoce, da una modesta persistenza qualitativa del frutto all albero e da scarsa colorazione. Moro è un altra cultivar a frutto apireno e pigmentato molto diffusa in Italia. Non è conveniente trattenere le arance all albero oltre l inizio di febbraio, perché esse divengono di colorazione rosso-bruna e le qualità organolettiche decadono. L inizio della maturazione si E03_3_Agrumi.indd 168 25/05/18 17:41 h le fe d il c p e t in E n u C b c n b R a c ( m 3 s s G p K G m v s q O e In G L c G il ta m

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis