3.3.6 Mandarini e mandarino-simili

n ); a- no edi a oni e e so no ti oo, è o na ù po n li oe ri nn a, me, a a tasi Agrumi E 169 ha intorno a metà dicembre. Al gruppo dei Sanguinelli appartengono varie cultivar, le migliori delle quali hanno frutto senza semi. La maturazione solitamente cade da febbraio in poi, ma la raccolta non può procrastinarsi oltre i primi di aprile a causa del debole attacco peduncolare. Il più noto e diffuso è il Sanguinello moscato. Con il termine Sanguigni si indica un gruppo di cultivar che si caratterizzano per una colorazione dell epicarpo appariscente, alle volte più intensa di quella della stessa polpa. Sono cultivar in disuso perché per la maggior parte producono frutti con semi e quindi scadenti. La migliore è la Doppio sanguigno Signorelli, apirena. Nel Mediterraneo esistono infine diverse altre cultivar a frutto rosso. In alcuni Paesi esse sono in declino (Spagna), in altri in aumento (Tunisia, Marocco). Le più importanti sono: Entrefina e Doblefina in Spagna, Maltaise demi-sanguine in Tunisia (molto simile al nostro Sanguinello moscato), Washington sanguine in Marocco, che sembra essere una derivazione del Doblefina. Negli Stati Uniti, infine, si trova la cultivar Ruby blood. Cultivar Vaniglia. A questo gruppo appartengono le cultivar che producono frutti a bassissimo tenore di acidi (0,15-0,3%), in Sicilia chiamate Vaniglia. Si tratta di varietà con frutto nel complesso scadente per presentare semi, buccia grossolana, membrane degli spicchi spesse, sapore leggermente amaro che permane sgradevolmente in bocca dopo aver ingerito il succo. Fa eccezione una cultivar, la Vaniglia apireno di Ribera, la quale fornisce un ottimo frutto, senza semi, succoso, privo di retrogusto amaro. Soffre, però, di una certa alternanza produttiva. A livello internazionale le cultivar di tipo Vaniglia più diffuse sono: Sukkari (Egitto), Lima, Piralima, Lima tardia (Brasile), Mosambi (India, Pakistan); quest ultima, in realtà, è più acida dei Vaniglia mediterranei. E 3.3.6 Mandarini e mandarino-simili (Citrus reticulata Blanco). I mandarini costituiscono un eterogeneo gruppo di agrumi che i Tanaka frazionano in ben 36 specie, ma sono classificati da Swingle in un unica specie distinta in 5 gruppi. Gruppo King. Sono mandarini orientali, caratterizzati da un epicarpo ruvido e dalla presenza di semi. Non sono importanti per l Occidente. Le cultivar principali sono King e Kunembo. Gruppo Satsuma. I Satsuma sono molto coltivati in Giappone, dove costituiscono la massima parte degli agrumi prodotti. Probabilmente il capostipite delle moderne cultivar è il mandarino Wenzhou, migrato dalla Cina in Giappone intorno al 1.500. I Satsuma sono caratterizzati da maturazione precoce. Grazie all accentuata capacità mutante di questi mandarini, sono state selezionate varie cultivar, le più recenti delle quali apirene. Oggi le varietà più diffuse sono Miygawa e Okitsu. Altre cultivar apprezzate sono Miho e Sugiyama; varietà più tardive sono Aoshima e Juman. In Occidente i Satsuma danno frutti che non raggiungono le buone qualità ottenibili in Giappone; per questo, si vendono solo prima che sui mercati compaiano i clementine. La Spagna, che è il principale paese produttore del Mediterraneo, ne immette sul mercato poco meno di 40.000 t all anno, i più precoci dei quali sono chiamati clausellinas. Gruppo mandarini veri e mediterranei. I primi sono diffusi in Oriente. Il più famoso è il Ponkan, del Sud della Cina e di Formosa, conosciuto altrove anche con altri nomi (Batangas nelle Filippine, Nangpur Suntara in India). Il Ponkan ha pochi semi. I mandarini mediterranei sono giunti in alcuni paesi rivieraschi di questo mare nel 1800. E03_3_Agrumi.indd 169 25/05/18 17:41

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis