2. Potatura degli alberi da frutto

Potatura degli alberi da frutto E.1 E 17 2. Potatura degli alberi da frutto 2.1 Definizione e obiettivi della potatura. Le piante arboree sono caratterizzate da elevata plasticità di sviluppo e forte adattabilità a condizioni variabili e a manipolazioni esogene, mediante crescita compensativa delle parti aeree e radicali. Questo comportamento consente l ottenimento di dimensioni e forme diverse in risposta a coerenti operazioni di potatura. Con il termine potatura si intendono tutte le operazioni di taglio e le manipolazioni della parte aerea e dell apparato radicale volte ad accelerare lo sviluppo della pianta, concludere rapidamente la fase improduttiva e la formazione dello scheletro, ottenere elevate rese con costante qualità del prodotto e massimo rendimento economico. Viene suddivisa in potatura di allevamento, su alberi giovani, e potatura di produzione, applicata gradualmente su alberi adulti. In vivaio, si effettua la potatura di preformazione per modificare numero, tipo e posizione dei rami anticipati sul fusto rendendolo adatto per impianti intensivi. All atto del trapianto, con la potatura si asportano porzioni necrotiche aeree e radicali e rami mal posizionati. La formazione prosegue negli anni fino al raggiungimento della piena produzione e della relativa potatura. Se l albero insenilisce si può ricorrere alla potatura di ringiovanimento, per indurre vegetatività, riducendo drasticamente la parte aerea. In presenza di parassiti e patogeni è utile la potatura di risanamento con asportazione delle parti colpite (slupatura dell olivo). Sono altresì programmabili interventi di riforma, quando la chioma non risponde più alle esigenze colturali. E 2.2 Basi fisiologiche. La dimensione degli alberi da frutto dipende dalla specie (varietà e portinnesto), dalle condizioni pedoclimatiche e dal tipo d impianto. Al contenimento della mole contribuiscono la riduzione dei volumi esplorati dalle radici, la modulazione dell attività radicale, lo sforzo riproduttivo, le operazioni che interferiscono con il trasporto della linfa e con il vigore della cima, l applicazione di bioregolatori brachizzanti. Dimensioni ridotte comportano una semplificazione dell organizzazione gerarchica con branche più numerose, dense, inclinate e corte. Viceversa, in piante di grossa mole la complessità della strutturazione e l organizzazione gerarchica delle branche sono maggiori, con abbondanza di sottobranche e rivestimenti. Le branche inserite direttamente sul tronco sono chiamate primarie, quelle inserite sulle primarie sono dette secondarie (o anche sottobranche) e quelle di ordine superiore, terziarie (o rivestimenti ). Raramente si fa riferimento a branche quaternarie. Passando dal primo, al secondo e al terzo ordine di branche, si ha un aumento progressivo dell inclinazione fino a superare i 90° nelle branchette produttive. L angolo d inserzione delle branche assume una rilevante importanza nel definire la resistenza ai carichi meccanici. Angoli ampi consentono la formazione di legno di reazione, mentre angoli stretti favoriscono l inglobamento della corteccia nell ascella, con tendenza alla scosciatura . Gli stadi dello sviluppo di una pianta arborea in natura sono la giovanilità, la maturità e la senescenza. La giovanilità delle piante da seme e, in rari casi, delle piante ottenute in vitro, è caratterizzata da assenza di fruttificazione, spinescenza, dimorfismo fogliare e fisiologico, attitudine rizogena, esplorazione radicale, vigore e disformità. La transizione verso la maturità comincia a partire dai rami fisiologicamente più vecchi, formatisi E01_4_Potatura_alberi_frutto.indd 17 25/05/18 17:20

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis