3.3.7 Ibridi di mandarino

E 170 Produzioni vegetali arbustive e arboree - FRUTTICOLTURA speciale La cultivar più comune è l Avana, che matura in dicembre-gennaio; essa è diffusa in tutto il mondo con vari appellativi. Si tratta di una cultivar in forte declino, soprattutto a causa dell elevato numero di semi. Esiste una cultivar, l Avana apireno, mutazione isolata ad Acireale, che ha pochissimi semi. Una cultivar a maturazione più avanzata nel tempo (febbraio-marzo) è la Tardivo di Ciaculli, a frutto piccolo, con semi, poco succosa negli inverni meno piovosi. Le selezioni raccomandate sono quelle nucellari. Gruppo tangerini. A questo gruppo sono ascritte cultivar naturali e altre create dall uomo di difficile collocamento tassonomico. La cultivar più antica è la Dancy, ottenuta in Florida da semi importati dall Oriente. Tra le altre cultivar si ricordano: Beauty ed Ellendale (Australia), Fremont (Florida, California), Kinnow e Wilking (California), Lee, Murcott, Nova, Page, Robinson (Florida), Fortune (California, Spagna), Kara, Fairchild, Encore (California e Portogallo). Alcuni di questi agrumi, essendo geneticamente ibridi, possono essere classificati in maniera diversa (tangor, tangeli, ecc.). Gruppo mandarini a frutto piccolo. Il quinto e ultimo gruppo dei mandarini è quello che comprende cultivar a frutto piccolo, con semi, di modesta utilizzazione locale in alcuni Paesi orientali. Tra questi vanno menzionati il Cleopatra, il Sunki e il Djerook lecmo (Citrus amblycarpa Och.), impiegati qualche volta come portainnesti. 3.3.7 Ibridi di mandarino. Tra gli ibridi naturali di mandarino ve ne sono alcuni, abbastanza noti, di difficile identificazione genetica. Meritevoli di essere citati sono il Calamondin (forse una ibridazione con Fortunella) e il Rangpur lime (forse incrocio con una lima): il primo consumato da alcune popolazioni orientali; il secondo usato come portainnesto. Tangeli e Tangor sono i più noti (Tab. 3.28). Tangeli. Si tratta di un gruppo di ibridi tra il mandarino e il pomelo, o il pompelmo, affermati ormai a livello internazionale. Alcuni di essi, come l Orlando e il Minneola (creati negli Stati Uniti), hanno trovato una certa diffusione. Sono due cultivar che raggiungono le migliori caratteristiche in ambiente caldo-secco. In Italia, presso l Istituto Sperimentale di Agrumicoltura di Acireale, è stato ottenuto un Tangelo (pompelmo Duncan 3 mandarino Avana) a maturazione precoce (ottobre), chiamato Mapo, che ha trovato una moderata diffusione in questi ultimi anni, ma che oggi è in declino, sostituito dai Satsuma. Tangor. I Tangor costituiscono un gruppo di ibridi tra il C. reticulata e il C. sinensis o il C. aurantium che, molto spesso, per comodità commerciale, vengono considerati tangerini. Tra essi hanno particolare importanza alcuni probabili ibridi naturali, quali Temple (Florida, Antille), Ortanique (Cuba, Antille, America centrale, Israele, Cipro), Tankan (Cina). Ai Tangor appartengono gli stessi Clementine. Questi ultimi sono derivati da un unico esemplare ritrovato nel 1902 a Misserghin (Algeria) nell orto del frate Clement. I Clementine sembrerebbero essere ibridi tra un mandarino mediterraneo e l arancio amaro. Ai primi Clementine, con semi e bizzarri nella produttività, si sono sostituite cultivar recenti, più regolari nella messa a frutto e caratterizzate da apirenia. Tra queste si ricordano le spagnole Oroval e Nules. Molto diffuso, tuttavia, è ancora l eterogeneo gruppo del Clementine comune, mentre è in declino il Monreal, ottimo e costante produttore, ma il cui frutto abbonda di semi. Nuove cultivar, quali Fina, Hernandina (tardiva), Arrufatina (precoce), Esbal (precoce), Orogrande, Oronules e Marisol (precoce) sono diffuse in Spagna, così come il SRA 63 in Corsica e in Italia. E03_3_Agrumi.indd 170 25/05/18 17:41 3 c b p li a p il C c a t c 3 fo im In p c g m n s r 3 3 n n fr v fe te p 3 o d P q r s c d s le

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis