3.5 Miglioramento genetico

Agrumi E 173 3.5 Miglioramento genetico 3.5.1 Obiettivi. In arancio l obiettivo primario è quello di ottenere nuovi individui a frutto apireno. Un altro fine è quello di avere piante che amplino il calendario di maturazione e dotate di un più duraturo attacco peduncolare. I frutti di una buona cultivar devono avere: buccia ben colorata, liscia e non spessa, moderata aderenza degli spicchi all albedo, elevata succosità (intorno a 40-50%), adeguato abbassamento dell acidità (fino a 1,0-1,5%) e mantenimento dei livelli ottimali a lungo. Anche nel caso dei mandarini si lavora per l allargamento del periodo di maturazione attraverso la creazione di nuove cultivar. Nei mandarini e nei mandarino-simili, infatti, i frutti si devono raccogliere in un breve arco di tempo a causa del rapido decadimento qualitativo (calo dell acidità, spigatura). Per il Mediterraneo l obiettivo auspicato è quello di raccogliere un clementine apireno da settembre a marzo. Per il limone due sono gli scopi prioritari nel Mediterraneo: alta tolleranza al mal secco, apirenia. Un altro elemento fortemente tenuto in conto è quello attinente a un ritardo nella maturazione, in modo da avere un frutto invernale, succoso, da raccogliere molto tardi, in sostituzione del verdello (frutto estivo poco succoso). Nel caso del pompelmo, e limitatamente all area mediterranea, gli scopi perseguiti nel miglioramento genetico, oltre all apirenia, sono principalmente due: allargamento del calendario di raccolta e induzione di una intensa colorazione rosa nei frutti pigmentati, dovuta alla presenza di licopene, pigmento tremolabile che abbisogna di sufficiente calore anche in inverno. Il miglioramento genetico dei portainnesti è stato portato avanti principalmente negli Stati Uniti. La strada che in questo momento si percorre è quella di trovare individui adatti alle singole circostanze di terreno, clima e alle varie combinazioni d innesto. Ai portainnesti si richiede, inoltre, resistenza alle Phytophthorae e ad alcune malattie da virus o virus-simili (tristezza, cachessia, xiloporosi). Linee di ricerca privilegiate in questi ultimi tempi sono state quelle attinenti alla tolleranza alla salinità e alla capacità di ridurre la taglia della pianta bimembre. E 3.5.2 Metodi. I metodi più seguiti, oltre a quello dell isolamento di mutazioni spontanee, sono l interfecondazione, l induzione di mutazioni attraverso l irraggiamento, l ibridazione somatica per fusione di protoplasti, la coltura di antere. Si sa che negli agrumi l apirenia del frutto (sterilità) si ha con buona frequenza negli individui triploidi. Questa è la ragione per cui nelle azioni di miglioramento genetico si tenta spesso di incrociare una pianta diploide con una pianta tetraploide, in modo che si formi un triploide (3n). L induzione di mutazioni per l ottenimento di individui diversi è perseguita con tenacia in varie parti del mondo. Vengono impiegate soprattutto irradiazioni con neutroni, con raggi X, con raggi gamma, ma i risultati finora sono stati modesti. Tuttavia, due cultivar di pompelmo a pigmentazione rosa ottenute per irraggiamento, Star Ruby e Rio Red, sono state messe a disposizione degli agricoltori in Texas. La prima si sta diffondendo in diverse parti del mondo. Importante è l ottenimento di piantine di origine nucellare. Queste piante, in cui non c è né ricombinazione genica né, normalmente, mutazione, ripetono fedelmente i caratteri genetici della pianta genitrice; tuttavia, è stato assodato che alberi di origine nucellare, anche dopo l ingentilimento, presentano lievi differenze rispetto alla pianta originaria (colorazione diversa del frutto, anticipo o ritardo nella messa a frutto o nella maturazione, diverso numero di semi, ecc.). L ottenimento di cultivar nucellari è perseguito in varie parti del mondo, compresa l Italia, e oggi si dispone di linee di origine nucellare ampiamente impiegate negli impianti industriali (Tarocco nucellare, Washington navel nucellare, ecc.). E03_3_Agrumi.indd 173 25/05/18 17:41

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis