3.6 Esigenze climatiche e pedologiche

E 174 Produzioni vegetali arbustive e arboree - FRUTTICOLTURA speciale 3.6 Esigenze climatiche e pedologiche 3 3.6.1 Clima. Gli agrumi sono originari di aree a elevate medie termiche, forte piovosità e umidità atmosferica. Se l umidità atmosferica si porta al di sotto del 35-40% durante la fioritura, si ha la perdita della produzione. I venti sono un effettivo, serio pericolo solo in particolari zone difficilmente proteggibili con i ripari (terreni ubicati in prossimità del mare o dove si producono spostamenti d aria caldi e secchi, di origine desertica). In teoria, neppure la grandine è un fattore assolutamente limitante, dato che gli agrumeti possono essere protetti con opportune reti, anche se l efficienza produttiva degli alberi si riduce con la copertura. Il principale elemento climatico da considerare per il successo dell agrumeto è la temperatura. Sono le basse temperature, più che le alte, che segnano i limiti geografici della coltivabilità degli agrumi. Si sa, infatti, che i germogli sono danneggiati già a 21, 21,5 °C e i frutti a 22,2, 22,8 °C. I danni sono maggiori negli agrumeti inerbiti o lavorati di recente, rispetto a quelli sottoposti a non coltura, con terreno privo di erbe e rassodato. Cali termici di pochi gradi al di sotto di 0 °C, in caso di gelate da irradiazione, sono neutralizzabili con la messa in opera di opportuni accorgimenti (torri a pale rotanti, bruciatori, ecc.), ma oltre certi limiti (24, 25 °C) diminuisce molto l efficacia. L effetto del freddo è esaltato dalla presenza di batteri criogeni che vivono sulla pianta e fungono da nuclei attorno a cui si forma il ghiaccio. Un loro controllo risulta utile. La scala di tolleranza degli agrumi al freddo è la seguente (in ordine decrescente): mandarini, arancio, pompelmo, limone, lime. Gli agrumi iniziano l accrescimento delle radici e dei germogli al di sopra di 12,8 °C, raggiungono l optimum vegetativo tra 23 e 31 °C, rallentano considerevolmente i processi di moltiplicazione cellulare da 32 °C in su e li arrestano intorno a 36-38 °C. Se si verificano temperature al di sopra di questo limite durante l intensa attività di moltiplicazione cellulare del frutto (da maggio ai primi di luglio), il regolare accrescimento è irreversibilmente compromesso e, allo stadio finale, i frutti risultano più piccoli e le rese per unità di superficie più basse. Eccessive temperature nella fase di allegagione aumentano l incidenza della cascola. Il clima influenza molto la qualità del frutto. I migliori frutti dal punto di vista estetico e dell appetibilità si ottengono negli ambienti subtropicali e temperato-caldi con estati asciutte (32-40° di latitudine Sud e Nord). Nelle regioni caldo-umide, infatti, la pigmentazione in caroteni e antocianine è modesta o assente, e i frutti, sebbene siano grossi, succosi e con buccia liscia, presentano bassi tenori di zuccheri e di acidi, tanto da risultare piatti al gusto. Per altro verso, temperature troppo basse durante la fase di maturazione conducono a una persistenza eccessiva degli acidi, soprattutto nelle cultivar di pompelmo e di arancio a polpa rossa. Il pompelmo, il pomelo e le lime danno le migliori risposte in ambiente caldo, anche durante il periodo di maturazione. 3 te p a s m n d s te z d q U i 3 m p s c c r e e 3.6.2 Terreno. La capacità degli agrumi di adattamento ai vari tipi di terreno dipende essenzialmente dal portainnesto impiegato. I terreni migliori sono quelli di medio impasto, giacché in quelli a prevalenza di particelle fini, per quanto il frutto risulti di buona qualità, c è il pericolo dell asfissia. In casi in cui la permeabilità è al limite ma, comunque, non inferiore a 10 mm/h, il portainnesto più adatto è il Poncirus. Nei terreni a forte componente sabbiosa si verificano frequenti carenze di microelementi. Anche riguardo alla reazione chimica le condizioni pedologiche vanno esaminate in rapporto al portainnesto adoperato. L arancio amaro si adatta anche a suoli a forte componente calcarea (pH 7,8-8); lo stesso non si può dire del Poncirus e dei citrange. Ciò vale anche per la salinità totale, da sodio e da cloro. m p m p la l q h d E03_3_Agrumi.indd 174 25/05/18 17:41 ( s c d n p 6 c n

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis