3.7 Impianto e allevamento

à a o à uli il e o uo e ti o la ): e e u e di i a- en a o o di ie so, è e a e o ò Agrumi E 175 3.7 Impianto e allevamento 3.7.1 Sesti e potatura di formazione. In passato gli agrumi, nel bacino del Mediterraneo, venivano allevati a globo impalcato alto. Ciò era conseguenza dell elevato punto d innesto (intorno al metro) e della fittezza degli impianti (da 600 a 1.000 piante a ettaro). Con questo tipo di allevamento il piano produttivo dell agrumeto, dello spessore di 2-3 m, si elevava rispetto al livello del suolo, fino a consentire agli operatori il movimento al di sotto della chioma. Questa scelta comportava alcune conseguenze negative. In primo luogo la necessità di educare fin dal primo anno le piante (potatura di formazione). Ma il taglio della parte aerea, soprattutto nei giovani alberi, arresta lo sviluppo radicale e, di conseguenza, quello dell intera pianta. Il risultato era che le piante si accrescevano a rilento e producevano molto poco nei primi anni, per l asportazione della parte bassa della chioma, che è quella più produttiva. Inoltre, le operazioni di potatura annuale della pianta adulta e quelle di raccolta dovevano essere eseguite quasi completamente sollevandosi dal piano di calpestio attraverso l ausilio di scale. Un altro aspetto negativo, poi, era facilmente individuabile nelle difficoltà a effettuare i trattamenti antiparassitari, dovendosi districare in una fitta ragnatela di vegetazione. Oggi si è abbassato il punto d innesto a circa 50 cm di altezza, si sono allargati i sesti (6 3 4 m, 7 3 5 m), riducendo al minimo i tagli nei primi anni e abbandonando, di conseguenza, il concetto della distinzione tra potatura di formazione e potatura di fruttificazione. L unica operazione importante suggerita nei primi anni è quella di tagliare l asse di prolungamento per aprire la chioma al centro. Se si scelgono sesti dinamici, temporaneamente stretti nella fila, il risultato finale deve essere lo stesso. Un razionale sesto fitto, per esempio, è 2,0-2,5 3 3,0-3,5 m che, col successivo diradamento, si porta a 4,0-5,0 3 6,0-7,0 m. Gli alberi, lasciati liberi di crescere, si presentano in forma globo-cespugliosa, con la chioma che tocca terra. Lo stacco della chioma dal suolo (potatura a gonna) è necessario nel caso del fenomeno della allupatura dei frutti, causata da Phythopthora. E 3.7.2 Potatura di mantenimento. Gli interventi di potatura alle piante adulte devono mirare principalmente ad aprire spazi all interno della chioma, in modo da consentire il passaggio dell aria. Si tratta, quindi, di operazioni di diradamento di branche e branchette superflue, che occupano spazi già impegnati da altra vegetazione. Questi tagli possono avere cadenza pluriennale o annuale. Le potature di raccorciamento in un agrumeto giovane ben curato devono essere ridotte al minimo; i succhioni vigorosi vanno trattati come gli altri rami. Essi fioriscono al secondo-terzo anno e la carica dei frutti li piega verso il basso. Devono essere evitati tutti i tagli che si prefiggono di dare una configurazione preconcetta alla pianta e di sopprimere le branche e i rami reclinanti verso il basso, che sono quelli più produttivi. Se esistono poche differenze tra specie e specie nei primi anni di vita (tagli nulli o minimi), la diversità di intervento è, invece, necessaria negli alberi adulti. Per l arancio e il pompelmo si può intervenire con i diradamenti a distanza di 2-3 anni e anche di più; nel caso del mandarino mediterraneo, per la sua forma di vegetare affastellante, c è bisogno di moderate potature annuali; lo stesso dicasi per il clementine, il quale produce soltanto nei settori della chioma sufficientemente illuminati. Nella potatura dei mandarini bisogna abbandonare l abitudine che vuole interventi distruttivi nelle annate che si attendono di scarica, perché questa maniera di operare accentua l alternanza produttiva. Nel caso del limone, la potatura ha una valenza sanitaria più che agronomica: infatti, questo agrume è soggetto ad attacchi di mal secco e l intervento chirurgico è ancora quello che sortisce i più risolutivi effetti. E03_3_Agrumi.indd 175 25/05/18 17:41

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis