3.8.6 Diradamento dei frutti

e a iin o- aia il ae o ro n si il a, idi r. i ie ge e di e di o Agrumi E 181 deve ritenersi in eccesso quando la sua concentrazione supera i 15 meq/l, anche se con alcuni portainnesti (mandarino Cleopatra, Lima di Rangpur, C. macrophylla), tale valore può essere elevato a 20-25 meq/l e oltre, mentre deve essere abbassato di poco nel caso si impieghino come portainnesti i citrange. L acqua può essere utilizzata a scopi irrigui fino a 250-300 ppm solo in terreni sciolti. Qualora, invece, si utilizzi come metodo di analisi la conducibilità elettrica, essa non deve superare, approssimativamente, 2,5 mS/cm a 25 °C, corrispondenti a circa 1,6 di sali totali. Per portainnesti a media tolleranza vi è una correlazione tra decremento di resa, espresso in percento rispetto alla produzione massima possibile, e conducibilità elettrica dell estratto saturo del suolo (ECe) e dell acqua di irrigazione (ECw): secondo la FAO, l effetto è modesto (210%) per ECe di 2,3 mS/cm a 25 °C (1,6 mS/cm ECw), rilevante (250%) per ECe di 4,8 mS/ cm (3,2 mS/cm ECw) e massimo per ECe di 8 mS/cm. Metodi di irrigazione. Vengono via via abbandonati i metodi a bassa efficienza (30-35%), come la sommersione, a vantaggio di quelli tubati a pressione e a microportata (efficienza superiore al 75%). In Italia si è andato maggiormente affermando il microgetto, il quale impiega basse pressioni (1,4-1,6 atm), eroga piccole portate (40-80 l/h), con gittata di circa 1,5-2,0 m di raggio, così che non tutto il terreno viene bagnato. Gli apparati radicali degli alberi si concentrano nell area inumidita. Il metodo a goccia è preferito in altri Paesi (Israele, Spagna, ecc.) e si va affermando anche in Italia dove rappresenta la soluzione ideale per la fertirrigazione. E 3.8.6 Diradamento dei frutti. Il diradamento dei frutti è effettuato di rado negli agrumi. Esso interessa di più il mandarino, soprattutto le varietà soggette ad alternanza produttiva. In Sicilia il diradamento manuale è eseguito come norma sulla cultivar Tardivo di Ciaculli. Dal punto di vista biologico, l epoca ottimale per ridurre il numero dei frutti sulle piante cade ai primi di agosto, dopo che la cascola estiva si è arrestata e il flusso vegetativo primaverile-estivo si è bloccato. Di fatto, invece, il diradamento nel Tardivo di Ciaculli viene eseguito a metà settembre perché i frutti asportati per l ottenimento delle essenze vengono avviati all industria di trasformazione, la quale riprende a operare a fine estate. Il prodotto è discretamente pagato e copre il costo del lavoro umano. L effetto dell ingrossamento sui frutti rimasti, però, non è soddisfacente. L uso della maggior parte dei diradanti chimici (principalmente NAA, 2,4,5 T, 2,4,5 TP, IZAA, Fenotiol, Triclopir e urea) non è consentito dalla legislazione italiana. 3.8.7 Tecniche speciali Forzatura del limone. La forzatura si applica nei limoneti e consiste nel sospendere le irrigazioni (o non iniziarle affatto) a fine primavera-inizio estate, fino a che le piante non mostrano segni evidenti di stress (foglie parzialmente accartocciate anche di primo mattino). A questo stadio si riprendono gli adacquamenti. In coincidenza della prima adacquata, che di solito in Sicilia cade verso il 15-20 luglio, si suole effettuare una leggera concimazione. In seguito alla rottura della secca le piante di limone rifioriscono abbondantemente e danno una produzione che si raccoglie nell estate successiva (verdelli). La produzione di verdelli, nelle annate propizie, incide per circa il 25-30% sul raccolto totale, anche se la pratica è in declino per i bassi prezzi di mercato. La forzatura non va applicata agli impianti destinati a produrre il primofiore (raccolta settembre-novembre), perché la penuria di acqua durante il periodo di secca rallenta o arresta l accrescimento dei frutti della fioritura primaverile, i quali ritardano a raggiungere una pezzatura commerciale in autunno. Alcuni di questi frutti arrivano anche a cascolare. E03_3_Agrumi.indd 181 25/05/18 17:41

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis