3.9 Maturazione, raccolta e post-raccolta

E 182 Produzioni vegetali arbustive e arboree - FRUTTICOLTURA speciale 3.9 Maturazione, raccolta e post-raccolta. Gli agrumi producono frutti che, raggiunta la maturazione, hanno una capacità di persistenza all albero, senza perdere in qualità, più o meno lunga a seconda della specie e della cultivar. I limoni aderiscono alla pianta per molti mesi, così come i frutti di alcune cultivar di arancio (es. Navel), mentre altri (mandarini, satsuma, clementine), se non vengono raccolti al giusto punto di maturazione decadono celermente nelle qualità organolettiche, spigano e si disarticolano facilmente. I frutti degli agrumi sono aclimaterici. Il gusto del frutto dopo la raccolta rimane tale e quale a quello che si ha al momento del distacco dalla pianta. Il rapporto tra la percentuale di solidi solubili del succo (75-80% sono zuccheri) e la percentuale di acidi totali, dosati come acido citrico (SS/A), è parametro espressivo della qualità gustativa. Il rapporto SS/A corrispondente a un buon livello di gradevolezza è 8-14 per le arance bionde di media epoca. Le arance pigmentate e buona parte delle cultivar di mandarino e mandarino-simili precoci si portano in commercio a valori minori (6,5-9). Al di sotto di 6,5 i frutti risultano troppo acidi al palato. Nel pompelmo il rapporto minimo è intorno a 5. In alcune cultivar precoci si verifica un asincronismo tra maturazione interna e colorazione dell epicarpo dovuto al fatto che le xantofille e i carotenoidi non si sintetizzano per deficienza di freddo. La scomparsa della clorofilla, infatti, inizia quando la temperatura notturna si porta al di sotto di 13 °C e raggiunge l optimum con temperature notturne di 7 °C e diurne non superiori a 20 °C. Accade così che alcuni frutti siano commerciati con l epicarpo totalmente o parzialmente verde (Mapo, satsuma, clementine). Il fenomeno è più vistoso negli ambienti tropicali dove, in genere, tutti gli agrumi stentano ad acquisire, o non raggiungono affatto, la colorazione esterna aranciata. In altre cultivar soprattutto in quelle tardive la colorazione dell epicarpo precede il raggiungimento di un rapporto zuccheri/acidi ottimale. I frutti, perciò, devono essere tenuti più a lungo sulla pianta (Ovale calabrese, Valencia, pompelmi, ecc.). Nel caso del limone i parametri qualitativi riguardano soprattutto il peso e la resa in succo, la quale cambia con la stagione: essa è minima nei verdelli estivi e nel frutto autunnale (20%), ottimale nel frutto invernale (superiore al 27%). Con la raccolta manuale si impiegano mediamente 250-300 ore/ha per l arancio e 600 e più ore/ha per il limone, con una capacità di lavoro a persona di poco più di 100 kg/ora per l arancio e poco meno della metà per il limone. Il fabbisogno di tempo per il mandarino si colloca a metà tra l arancio e il limone. Nella raccolta si deve fare in modo che la rosetta rimanga aderente e non si producano lesioni. In caso di stacco della rosetta la vita commerciale del frutto si accorcia ed esso è declassato. Gli urti e le lesioni dell epicarpo, interessando le ghiandole oleifere, sono responsabili della fuoriuscita degli oli essenziali, i quali, essendo caustici, provocano l insorgere di macchie (oleocellosi) che deprezzano il frutto. Il distacco del frutto dalla pianta può essere eseguito recidendo il peduncolo con una forbice al di sopra della rosetta (arance, mandarini, limoni) oppure a strappo (Clementine). Quest ultimo metodo consente un risparmio di lavoro di circa il 20% rispetto a quello che prevede l impiego delle forbici. L antica pratica di raccogliere i frutti con il peduncolo e ripassare con forbici i singoli frutti in luoghi di deposito è in via di abbandono, perché onerosa; rimane in uso, in alcuni casi, per i limoni e i mandarini destinati all esportazione. Per i mercati locali si va diffondendo sempre più l offerta di frutti che presentano una porzione di ramo con 1-2 foglie, per provare la freschezza del prodotto. La raccolta con l ausilio di scale comporta un aumento dei tempi di lavoro, rispetto alla posizione con piede a terra, di circa il 25%. Per rendere spedita l operazione di raccolta si usano macchine semoventi a piattaforma mobile singola. La superpalettizzazione, abbinata all idroscala, fa conseguire risparmi temporali del 20% circa. La raccolta totalmente E03_3_Agrumi.indd 182 25/05/18 17:41 m s 3 s g z il p a a in d g ta 2 la v ( s 3 v s c e in p g g c R fa a l u h c d s a c e 3 U

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis