3.9.1 Post-raccolta

e, e o ), o ra a a 4 r ). ie si a e mIl o r o o ri e: e r ù o n a ni li e il e il i di ie o. a a ie Agrumi E 183 meccanica è stata sperimentata per i frutti destinati all industria; i risultati più interessanti sono stati ottenuti sui pompelmi (più del 90% del prodotto cascolato). 3.9.1 Post-raccolta. I frutti indirizzati al consumo immediato, o alla conservazione, subiscono varie operazioni: lavaggio, ceratura (talvolta con l addizione di prodotti fungistatici e in questo caso il trattamento può precedere la ceratura), asciugatura, selezione, calibratura, confezionamento, imballaggio. Alcuni agrumi che hanno raggiunto il minimo grado di maturazione, ma che conservano la pigmentazione esterna verde, possono essere sottoposti a sverdimento mediante il semplice trattamento con etilene all 1-2% (in volume) in camere in cui l ossigeno è tenuto al 50%, l anidride carbonica al di sotto dell 1%, mentre la temperatura viene portata sui 25-28 °C e l umidità relativa intorno al 90%. La permanenza dei frutti nelle celle si protrae per 48-96 ore a seconda della cultivar e del grado di pigmentazione clorofilliana. I mandarini sono i più danneggiati dalla lunga esposizione. Per la conservazione si impiegano celle frigorifere in cui l umidità relativa è mantenuta elevata (75-95%), mentre va ricambiata l aria (5 volte per il volume della cella nelle 24 ore), al fine di allontanare l anidride carbonica e l etilene che si sviluppano durante la respirazione. Le temperature variano da 5 a 13 °C e sono adattate alle singole cultivar. I mandarini di solito sopportano abbassamenti fino a 5 °C, le arance da 5 a 10 °C (le bionde 5-6 °C, le pigmentate 8-10 °C), i pompelmi intorno a 10 °C, i limoni mai al di sotto di 12-14 °C. Questi ultimi sono i più problematici da conservare. E 3.10 Resa, qualità e caratteristiche del prodotto. Le rese degli agrumeti sono variabili dipendendo da molti fattori (specie, varietà, luogo di coltivazione, ecc.). Le specie più copiose nel produrre sono il pompelmo e l arancio. In ambienti ideali di coltivazione, e attuando le più razionali cure colturali, si possono ricavare rese per ettaro anche superiori a 50 t. Nel nostro Paese, rese medie di 30-40 t/ha sono comuni in impianti adulti. Rese inferiori si hanno per il limone, non tanto per una inferiore produttività quanto perché i nostri limoneti sono attaccati dal mal secco, con la conseguenza di avere chiome con vegetazione rada e piante spesso disetanee. La qualità che gli agrumi devono possedere è indicata da specifiche norme della UE. Esse tengono conto di molti fattori, esterni e interni al frutto. L apirenia è sempre elemento di pregio. Riguardo alla palatabilità, non esiste una qualità oggettiva; in alcuni agrumi (limone), fattori importanti sono la succosità (28-32%) e la percentuale di acido citrico (superiore al 5,5%). Nelle arance la qualità gustativa è indicata dal rapporto tra i solidi solubili e l acidità totale espressa come acido citrico (SS/A). L arancia da industria deve avere un elevata percentuale di succo. La cultivar Valencia è in assoluto la preferita perché ha rese prossime industriali superiori al 40%. I mandarini e mandarino-simili hanno percentuali di succo inferiori a quelle delle arance, con forti differenze varietali. Nel caso del pompelmo conta molto il rapporto SS/A, che non deve essere al di sotto di 5. Nello stesso pompelmo un elemento da tenere in conto è la naringina, la quale dà il sapore amaro e, nel corso della maturazione, si degrada più difficilmente negli ambienti freddi, come quelli del nostro Paese. I frutti delle aree tropicali sono meno amari e meno acidi, e perciò più gradevoli. 3.11 Avversità (®Sezione G2 Avversità e difesa delle colture) Un quadro di sintesi è proposto in parallelo sulla versione digitale. E03_3_Agrumi.indd 183 25/05/18 17:41

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis