SEZIONE E

E 186 Produzioni vegetali arbustive e arboree - FRUTTICOLTURA speciale 4. Vitis rupestris: usata direttamente come portainnesto (es. varietà Du Lot) o come parentale in ibridazione con altre specie americane per ottenere sempre portainnesti; 5. Muscadinia rotundifolia: coltivata nel Sud degli Stati Uniti e nel Messico. Al gruppo centro-asiatico appartengono: 1. Vitis vinifera ssp. silvestris: forme lianose forestali, probabilmente originarie dell area umida e climaticamente moderata a sud del Mar Caspio e lungo le coste meridionali del Mar Nero; rappresenta una pianta indice della zona climatica sub-mediterranea, con temperatura media non inferiore a 10 °C e media del mese più freddo non inferiore allo zero; 2. Vitis vinifera ssp. sativa o vinifera: rappresentata dalle forme coltivate nelle aree preferibilmente a clima mediterraneo o submediterraneo. Al gruppo orientale appartiene infine la Vitis amurensis, usata come arbusto ornamentale e per limitate coltivazioni, che resiste a temperature invernali inferiori a 40 °C; è impiegata in ibridazione con Vitis vinifera per introdurre il carattere di resistenza al freddo. L apparato radicale della vite si concentra principalmente entro 1 m di profondità, anche se può raggiungere i 3 m e oltre in relazione al portainnesto impiegato, al terreno, al clima, alla forma di allevamento, ecc. Il principale organo epigeo è il fusto che può svilupparsi anche solo per pochi centimetri dal suolo e dividersi in branche (rami di più anni) portanti i tralci o sarmenti (rami di 1 anno). I tralci presentano internodi più o meno lunghi, alternati a nodi sui quali sono inserite le gemme all ascella delle foglie. Le ramificazioni vengono chiamate germogli durante la fase erbacea e solo dopo il cosiddetto fenomeno dell agostamento, o lignificazione dei germogli, che avviene tra la metà e la fine dell estate, possono essere definiti più propriamente tralci. Le gemme sono protette dalle perule, oltre che da una peluria cotonosa; al loro interno presentano uno o più assi vegetativi, avvolti da piccole foglioline, sui quali sono presenti gli abbozzi dei grappoli o dei viticci. Si possono distinguere tre categorie di gemme: gemme pronte, che germogliano nella stessa stagione della loro formazione dando vita alle cosiddette femminelle, cioè rami anticipati più o meno fertili; gemme latenti, che si sviluppano sul legno vecchio in seguito a eventi particolari come potature drastiche, gelate, ecc.; gemme ibernanti, accompagnate e/o sostituite in caso di distruzione della gemma primaria dalle gemme di controcchio, o sottogemme, che germogliano l anno successivo alla loro formazione dando origine a germogli con foglie e grappoli. Su ogni nodo è presente una sola foglia, opposta e alterna rispetto alle altre; sullo stesso nodo, in posizione opposta alle foglie, oltre ai grappoli che sono presenti sui nodi basali (I-IV nodo), si trova un cirro, o viticcio, organo omologo ai grappoli con funzione di sostegno. Le foglie hanno caratteristiche di colore, tormentosità, forma e dimensioni variabili a seconda della specie e della varietà. I fiori di vite sono portati in un infiorescenza a grappolo composto, o a racemo, costituita da un peduncolo e da un rachide (asse principale), dal quale si diramano racimoli portanti i singoli fiori; il frutto è una bacca collegata ai racimoli mediante il pedicello. La parte più esterna della bacca è costituita dalla buccia (epicarpo), nella quale è contenuta la maggior parte delle sostanze fenoliche, tanniche e aromatiche; più internamente si trova la polpa, suddivisa in mesocarpo ed endocarpo, dove sono racchiusi i semi (vinaccioli), ricca di zuccheri, acidi, pectine, sostanze minerali, ecc. Il ciclo annuale della vite è diviso in sottociclo vegetativo e in E03_4_Vite.indd 186 25/05/18 17:43 s Il fi p d g d 4 z m p p d 4 d m r s r 4 n e le im p r v p d d L m im s d 6 in in z d c c 2 p

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis