4.2 Propagazione

e n- a li a, e- e- aC; al nal o e na o vi. o ne: a e e, a o ni o, V eaa e a a io e, n VITE E 187 sottociclo riproduttivo che si svolgono, nel corso di un anno, sullo stesso germoglio. Il sottociclo vegetativo inizia dal germogliamento (marzo-aprile) e prosegue fino alla fine di luglio-inizio di agosto, epoca in cui si assiste alla lignificazione dei germogli, per poi passare alla caduta delle foglie (novembre-dicembre) e al successivo periodo di riposo invernale. Dal punto di vista riproduttivo si assiste alla differenziazione delle gemme (maggio-luglio), alla fioritura e allegagione (maggio-giugno), all accrescimento delle bacche (giugno-agosto) e alla maturazione (agosto-ottobre). 4.2 Propagazione. L attuale panorama viticolo vede l abbandono dei metodi tradizionali di propagazione (la riproduzione per seme è applicata solo nei programmi di miglioramento genetico, per la costituzione di nuovi portainnesti e, un tempo, di ibridi produttori diretti), la conferma e il perfezionamento di altri (propagazione per talea e produzione di barbatelle innestate con tecniche tradizionali e innovative) e la ricerca di nuove metodologie (colture in vitro). E 4.2.1 Propagazione per talea. Il tipo di talea che viene utilizzato nella propagazione della vite è la talea caulina, o di fusto, porzione distaccata di pianta provvista di gemme caulinari, da cui si origina la porzione aerea del nuovo individuo, indotta a emettere radici avventizie. In base allo stadio in cui si trova la porzione si parla di talea erbacea, semilegnosa, legnosa; la talea radicata prende il nome di barbatella. I tipi di talea cui ricorriamo più frequentemente sono la talea legnosa e la talea erbacea. 4.2.2 Produzione di barbatelle innestate. Consiste nella realizzazione di piante innestate a partire da due porzioni legnose, con attuazione contemporanea di innesto e radicazione. Il portainnesto è preparato a partire da piante madri appositamente allevate e frigoconservate; da febbraio a marzo il materiale tolto dalle celle frigo viene immerso per alcune ore in acqua; quindi si ricavano le talee, di 6,5-11 mm di diametro, preferibilmente della parte mediana del tralcio, di circa 30-35 cm di lunghezza (con il riguardo di lasciare una porzione superiore libera da nodo); le gemme del portainnesto vengono accecate onde evitare l emissione di succhioni. Il legno per le marze, invece, può essere preparato in vivaio (per il materiale certificato) o ricavato dal materiale di potatura di vigneti noti al vivaista (per il materiale standard). Si tratta, comunque, di una porzione di legno di un anno, ben lignificato e munito di almeno una gemma. L unione dei due bionti si effettua con innesto a tavolino, a macchina, di tipo generalmente a omega . La zona di innesto e, assieme, la gemma della marza vengono isolate immergendo la parte superiore dell innesto-talea in una cera a caldo (paraffina), cui sono aggiunti anticrittogamici e prodotti auxino-simili che stimolano la proliferazione del callo. Il tipo di paraffina più idoneo allo scopo ha un basso punto di fusione (6065 °C) per ridurre i danni al punto di innesto. Gli innesti-talea vengono quindi disposti in casse (800-1.000 per cassa), stratificandoli con segatura, sabbia di fiume o agriperlite inumidita, precedentemente trattate con anticrittogamici. Nella successiva fase di forzatura, le condizioni sono favorevoli ad accelerare i processi di idrolisi delle sostenze di riserva, a realizzare una prima rapida unione tra i due bionti e ad avviare i primi processi di rizogenesi. Nelle camere di forzatura le condizioni ambientali vengono regolate come segue: per 2-3 giorni la temperatura viene progressivamente elevata da 20 °C a 26-28 °C e mantenuta su tali valori per 10 giorni; in alcuni giorni la temperatura viene progressivamente riportata a circa 20 °C; il materiale è quindi gradualmente esposto E03_4_Vite.indd 187 25/05/18 17:43

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis