4.6 Esigenze climatiche e pedologiche

e, n- a ni e e o e e o e io, i- z), ai 4, a, e o A, c- ), a, l- a- VITE E 193 8. Vitis longii 3 V. riparia: 1616, adatto a terreni sabbiosi, resistente alla salinità; 9. Vitis riparia 3 V. cordifolia: 106-8, di moderato vigore, non resistente ai suoli calca- rei, adatto ai terreni compatti. In tempi più recenti sono stati conseguiti i seguenti portainnesti: 1. Fercal: ottenuto a Bordeaux nel 1959 mediante l ibridazione di 333 E.M. (Cabernet sauvignon 3 Vitis berlandieri) e BC1 (Vitis berlandieri 3 Colombard1); imprime elevata vigoria alla marza, è molto resistente ai terreni calcarei, è sensibile alla carenza di magnesio, alla stessa stregua del SO4; 2. Gravesac: ottenuto a Bordeaux nel 1962 da un ibridazione fra 161-69 e 3309 C; possiede buona resistenza ai terreni acidi e sabbioso-ghiaiosi; 3. B rner: derivato dall ibridazione fra Vitis riparia e Vitis cinerea, eseguita presso l Istituto Biologico di Naumburg-Saale; poco resistente al calcare e adatto ai terreni siccitosi, era presentato come genotipo resistente alla trasmissione del virus GFLV da parte del nematode Xiphinema index, ma questa caratteristica è stata recentemente confutata; 4. Binova: genotipo derivato da mutazione del SO4 di cui ricorda le caratteristiche. E 4.6 Esigenze climatiche e pedologiche. La vite, tipica specie arborea adatta a climi temperati e temperato-caldi, è presente in una latitudine mediana compresa fra circa 30° e 50°. La possibilità di coltivazione può estendersi a latitudini più basse se viene effettuata in altura e a latitudini più alte nelle regioni dove ampi corpi d acqua influenzano le temperature, come in Europa occidentale o nelle regioni lambite dall Atlantico. Per produrre uva da vino o da tavola con determinate caratteristiche occorre individuare un agroecosistema nel quale interagiscono i fattori climatici, pedologici e biologici. Da questo deriva il concetto di terroir, definito da un insieme delimitato di terre la cui natura, configurazione geografica e clima permettono agli uomini che lo sfruttano di ottenere prodotti specifici . A ogni terroir è associato un vitigno o un gruppo di vitigni. L esistenza di territori privilegiati per la vite è una realtà, ma le differenze qualitative sono difficilmente attribuibili a una particolare modalità di nutrizione della pianta, a sua volta condizionata dalla natura del suolo. Si è pertanto portati a pensare che il territorio viticolo agisca sulla fisiologia della pianta e più in particolare sulle condizioni di maturazione dell uva, considerando nel suo complesso la composizione dell uva, con particolare attenzione allo stato degli aromi nel caso delle uve bianche, e il livello e la natura dei composti fenolici nel caso delle uve rosse. 4.7 Impianto del vigneto. Fin dalle fasi preliminari occorre tenere ben presenti due aspetti di fondamentale importanza: l obiettivo enologico (caratteristiche qualitative; rispondenza ai dettami dei disciplinari di produzione; riduzione dei costi) e la scelta delle soluzioni tecniche compatibili con l ambiente vitivinicolo in cui si colloca il nuovo impianto. Le principali scelte tecniche riguardano i parametri descritti di seguito. 4.7.1 Ubicazione. Prevede una perfetta conoscenza dei fattori ecologici dell area presa in considerazione attraverso la valutazione delle caratteristiche del sito in termini di giacitura, esposizione e pendenza, profondità, tessitura e struttura del terreno, oltre alla sua composizione chimica. La vite si adatta a una vasta gamma di terreni, ma fornisce i prodotti di migliore qualità nelle zone a giacitura collinare, dotate di fertilità non elevata e caratterizzate da ottima permeabilità. E03_4_Vite.indd 193 25/05/18 17:43

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis