4.8.2 Guyot

E 196 Produzioni vegetali arbustive e arboree - FRUTTICOLTURA speciale (da 1 3 1 a 2 3 2 m): in base a queste distanze si raggiungono densità molto elevate, fino a 10.000 piante per ettaro; la produzione, fortemente influenzata dal ridotto sviluppo raggiunto, è normalmente bassa, ma sempre di alta qualità. Si tratta di un sistema che non si presta alla meccanizzazione integrale dell impianto: per questo motivo, in molte aree viticole lascia il posto a forme in spalliera, come il Guyot o il cordone speronato, che non possono tuttavia raggiungere le densità d impianto tipiche dell alberello. 4.8.2 Guyot. Forma di allevamento a potatura mista (un corto sperone e un capo a frutto lungo) presente in Italia da lungo tempo. Il Guyot, nella sua forma classica, è un sistema a ridotta espansione; si presta a essere utilizzato in terreni di scarsa fertilità, dove la vite presenta uno sviluppo contenuto. Normalmente la pianta ha un tronco di 40-80 cm di altezza, sul quale è inserito un capo a frutto di 6-8 gemme piegato orizzontalmente in direzione del filare e ancorato al primo filo della struttura, e uno sperone di 1-2 gemme, che ha lo scopo di dare i rinnovi per l anno seguente (Fig. 3.16). Questo sistema esige un impalcatura costituita da pali alti circa 1,8 m fuori terra, distanti sul filare 4-6 m, e da 3-4 fili, di cui almeno due coppie possono essere binate per il palizzamento dei germogli. Il primo filo si tende all altezza del capo a frutto, cioè intorno ai 50-80 cm da terra (80-110 cm nei sistemi Guyot più moderni), mentre gli altri 2-3 (o le coppie dove previste) sono posti fra loro equidistanti dal primo filo, con il compito di sostenere la vegetazione dell anno. L altezza della cortina di foglie non deve essere in nessun caso inferiore a 1-1,1 m, in modo da disporre comunque di 1-1,2 m2 di foglie per chilogrammo di uva prodotta. Nel Guyot classico i sesti d impianto sono variabili (1,8-2,4 m tra i filari e 0,5-0,8 m tra le piante sul filare) in funzione della vigoria impressa dal portainnesto e della fertilità del suolo, con densità d impianto variante dalle 5.200 piante alle 11.000 per ettaro. Nei Guyot modificati le distanze possono essere decisamente maggiori, potendo arrivare fino a 2,50-2,80 m tra i filari e 1,30-1,50 m tra le piante sul filare, con densità di 2.300-3.000 piante per ettaro. La potatura di allevamento consiste nell allevare un tralcio che costituisce il giusto prolungamento del tronco, spuntandolo annualmente fino a raggiungere l altezza voluta del tronco. Come per tutte le forme d allevamento, la formazione base della pianta (tronco e struttura produttiva) deve prendere forma in un solo anno per non formare una pianta con porzioni di tronco o branche di diversa età e quindi di calibro disomogeneo. La formazione completa della pianta può avvenire in 2-3 anni. La potatura di produzione consiste nel mantenere un capo a 2 frutto (tralcio di un anno) per la produzione e uno sperone (sempre un tralcio di un anno) per il rinnovo. Lo schema è il seguen3 te: si esegue il cosiddetto taglio del passato asportando il capo 1 a frutto che ha prodotto l anno precedente; con il taglio del presente si sceglie uno dei due tralci che si sono sviluppati dallo Fig. 3.16 Forma di allevamento a Guyot. E03_4_Vite.indd 196 25/05/18 17:43 s b g 4 D a ti a s te p S 8 g c lu le r c p C s o s s 6 n s m s c tr n p tu a e p c la p 4 c r p

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis