4.8.3 Cordone speronato

e, ia n oo. a n à, o o na o o ), o e di o ie e e o n- e a VITE E 197 sperone (è d obbligo prendere il superiore), si pota a 6-8 gemme e si lega sul filo più basso (filo portante). Il tralcio inserito più in basso sullo sperone viene tagliato a due gemme (taglio del futuro), da cui si svilupperanno i tralci per la produzione futura. 4.8.3 Cordone speronato. Differisce dal Guyot per avere una struttura produt50 tiva costituita da corti capi a frutto (speroni) inseriti 40 su un cordone permanente orizzontale, ancorato al primo filo della struttura. Si tratta di un fusto alto 90 80-100 cm, che si prolun1 2 ga orizzontalmente in un cordone permanente, di lunghezza variabile sul qua- Fig. 3.17 Forma di allevamento a cordone speronato. le sono inseriti a distanza regolare speroni di 1-2 gemme (Fig. 3.17). Il cordone speronato, nella sua struttura classica, si adatta bene a terreni di fertilità medio-bassa, anche asciutti, e a vitigni che presentano una buona fertilità delle gemme prossimali del tralcio (Barbera, Sangiovese, Cabernet sauvignon, Pinot nero). Il cordone speronato può diventare bilaterale quando sono approntati due corti cordoni opposti. Il più comune sesto d impianto per la forma originaria è di 1,8-2,4 m tra i filari e 0,5-0,8 m (in terreni poveri e siccitosi) tra le piante sul filare con una densità di 5.200-11.000 piante per ettaro, in terreni fertili la distanza sul filare aumenta fino a 0,80-1,20 m. Analogamente al Guyot, ogni pianta dispone di 6-8 gemme. La potatura di allevamento consiste nella formazione del cordone permanente, portando un tralcio all altezza voluta e piegandolo fino a raggiungere la pianta successiva. Tale operazione si può portare a termine in 2 o 3 anni. Per accelerare la formazione della pianta e avere internodi più ravvicinati (in modo da disporre parimenti di speroni più prossimi l uno all altro), si può cimare al secondo anno il germoglio scelto come il principale e allevare una femminella (due nel caso si cordoni bilaterali). Con i tralci sviluppati nel tratto orizzontale, e inseriti in posizione latero-superiore del cordone permanente, si formano 3-4 speroni fruttiferi di 1-2 gemme ciascuno. La potatura di produzione richiede un tempo di esecuzione inferiore a quello necessario per la potatura del Guyot: si elimina lo sperone con i tralci inseriti nella parte superiore e si pota a 1-2 gemme un trancio sviluppato dalle gemme della corona, alla base dello sperone eliminato. La possibilità di disporre di rinnovi è legata alla lunghezza dello sperone: più è corto, maggiori sono le possibilità di disporre di tralci emessi dalle gemme della corona. Per favorire lo sviluppo vegetativo di tali gemme, con la potatura non vengono lasciate, talvolta, gemme franche, ma solo gemme della corona. Per la sua struttura produttiva, il cordone speronato è altamente meccanizzabile. E 4.8.4 Sylvoz e casarsa. un sistema d allevamento a potatura lunga, per il quale occorrono condizioni di clima e terreno proprie dell Italia settentrionale o il ricorso all irrigazione nell Italia centro-meridionale, in considerazione del maggior grado di sviluppo vegetativo e produttivo che assume. Il Sylvoz risulta costituito da un fusto verticale E03_4_Vite.indd 197 25/05/18 17:43

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis