SEZIONE E

E 198 Produzioni vegetali arbustive e arboree - FRUTTICOLTURA speciale alto 1,20-1,60 m che si prolunga in un cordone orizzontale, sul quale sono inseriti capi a frutto potati lunghi e curvati verso il basso, fissati a un filo steso sotto il cordone (Fig. 3.18). La lunghezza del cordone permanente varia da 1 a 1,50 m e quella dei capi a frutto da 50 a 80 cm. Gli archetti fruttiferi vengono Fig. 3.18 Forma di allevamento a Sylvoz. rinnovati annualmente utilizzando un tralcio basale dell anno precedente o un corto sperone. La distanza fra i filari, tenuto conto dello sviluppo laterale della cortina, è di 3 m. Considerata la distanza più diffusa delle piante sulla fila (1,20 m) si giunge a una densità d impianto di circa 2.800 piante per ettaro. La carica di gemme per pianta cambia in funzione del numero dei tralci lasciati con la potatura (da 4 a 6) e della loro lunghezza (50-80 cm) e può variare da circa 16 a 36 gemme per pianta. Alcune aziende impostate nel segno della qualità stanno modificando le densità d impianto del Sylvoz, giungendo anche a valori prossimi alle 4.500-4.800 piante per ettaro, con rese a pianta di circa 2 kg di uva. L impalcatura è costituita da pali intermedi rompitratta collocati a distanze di circa 5 m, mentre ogni pianta dispone di un tutore permanente in ferro, acciaio, plastica, legno. Sui pali sono inseriti 4-5 fili: il filo più basso sul quale vengono legati i tralci fruttiferi è posto a 0,80-1,20 m da terra; il secondo filo, posto a 1,40-1,60 m da terra, sostiene il cordone permanente; gli altri 2-3 fili distanti fra loro 40-50 cm sostengono la vegetazione nuova. La potatura di allevamento del Sylvoz deve tendere alla formazione di un tralcio robusto e diritto che viene piegato, all altezza voluta, in posizione orizzontale per formare il cordone permanente. In genere alla fine del secondo anno si può disporre di un tralcio completo per costituire la struttura produttiva della pianta. La potatura di produzione consiste nel tagliare l archetto che ha prodotto e nel curvare un altro tralcio sviluppatosi dalle gemme basali (o della corona del vecchio tralcio) oppure dallo sperone. I capi a frutto vengono raccorciati a 50-80 cm con 4-6 gemme. La curvatura impressa agli archetti deve essere ampia, in modo che i germogli del tratto iniziale non prendano il sopravvento su quelli del tratto distale. Derivato dal Sylvoz, il sistema Casarsa si è diffuso in molte aree viticole dell Italia centro-settentrionale per il ridotto fabbisogno di manodopera e la facile meccanizzazione e su vitigni assurgenti che, con il portamento naturale della vegetazione, non determinano addensamenti e ombreggiamento della zona produttiva. Nella sua struttura classica, il Casarsa prevede l allevamento in verticale del fusto fino a 1,40-1,60 m; a quest altezza corre un robusto filo portante, anche spiralato, al quale si vincola il cordone permanente. Su questo sono inseriti i capi a frutto in numero e lunghezza variabili in funzione della distanza d impianto, della varietà e del vigore (Fig. 3.19). I capi a frutto non sono legati, come nel Sylvoz, e sotto il peso della vegetazione si piegano verso il basso determinando una cortina piuttosto densa. Il loro numero è normalmente di 3-4, E03_4_Vite.indd 198 25/05/18 17:43 c u 1 d d s e d In in c g lo n c v v g c 2 p s fr n d 4 s s li s s ( 3 e b fo c m d r p s s li

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis