4.8.5 Pergola trentina

i a a o ò a ri a a, ci a, o uil o e aI li il a an ua on o il 4, VITE E 199 con 4-5 gemme ognuno, con una carica a pianta variabile da 12 a 20 gemme. una forma certamente in disuso anche a causa degli scadimenti qualitativi registrati soprattutto nelle varietà rosse e dovuti alla mancata gestione della chioma durante l estate. Infatti il Casarsa necessita di interventi al verde consistenti, come la pettinatura dei germogli (la disposizione regolare nello spazio dei germogli dell anno), che aumentano gli oneri complessivi della gestione del vigneto. Le distanze fra i filari Fig. 3.19 Forma di allevamento a Casarsa. variano da 2,80 a 3,50 m. Maggiori variazioni si hanno sulla fila, dove si passa da 1,00 a 2,00 m. Per la viticoltura collinare, e comunque per produzioni di qualità, si consigliano le densità più elevate: 2,80-3,00 m tra i filari e 1,00 m sulla fila per una densità d impianto di circa 3.000-3.300 piante per ettaro. La potatura di allevamento del Casarsa è analoga a quella del Sylvoz. Le operazioni relative alla potatura di produzione sul Casarsa sono semplificate rispetto alle spalliere con 3-4 fili, per la maggiore facilità di distacco dei tralci che hanno fruttificato. Si eliminano i tralci che hanno prodotto sostituendoli con quelli provenienti dalle gemme basali del capo a frutto o da corti speroni, lasciati con la potatura dell anno precedente. 4.8.5 Pergola trentina. Le pergole trentine hanno il tetto inclinato leggermente verso l alto (30° dalla normale al palo verticale) e possono essere a falda unica (pergole semplici) o a due falde (pergole doppie); la prima è diffusa prevalentemente in collina, la seconda in pianura. Nella pergola semplice le viti sono piantate a 0,80-0,90 m sulla fila, mentre i filari distano fra loro 2,80-3,00 m (densità d impianto di 3.700-4.400 piante per ettaro) (Fig. 3.20). In ambienti di alta collina, con forti pendenze che non consentono il passaggio di macchine tradizionali, la distanza fra i filari può essere ridotta fino a 2,50 m. La pergola semplice spezzata si presta bene per tutte le situazioni di piano e di collina, consente una buona Fig. 3.20 Forma di allevamento a pergola trentina. E03_4_Vite.indd 199 E 25/05/18 17:43

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis