2.4 Variazioni della funzione di cima

E 20 Produzioni vegetali arbustive e arboree - FRUTTICOLTURA GENERALE 2.4 Variazioni della funzione di cima. Coda di topo è sinonimo di potatura a tutta cima, operazione complessa che porta alla riduzione della funzione di cima senza il suo raccorciamento. Su pesco, consiste nell asportazione dei rami anticipati nella parte terminale del ramo vigoroso che prolunga la branca. Vengono salvaguardate le gemme basali degli anticipati, posizionate a qualche centimetro dall inserzione. Anticipa la formazione delle branche favorendone la crescita libera, pur mantenendole rivestite. L alleggerimento della cima estende l intervento precedente a branche di più anni, con la finalità di rendere la cima meno competitiva. Si riduce il numero di rami, ma si salvaguarda il prolungamento della branca. Nella sua accezione più moderna coincide con la potatura senza raccorciamento delle branche (in Francia è conosciuta con il nome di taille longue). è molto usata in impianti a media densità di melo e pero, per ridurre i tempi di potatura, su varietà con portamento espanso e buona capacità produttiva delle lamburde, fertili per più anni. sfruttata anche su pesco nel vaso ritardato in fase di transizione fra comportamento libero e guidato; per preparare il taglio di sgolatura si ricerca una cima debole e un getto laterale forte. La sciuffatura è un operazione che alleggerisce la cima in verde diradando e asportando i germogli vicini a quello apicale. Favorisce i germogli basali, altrimenti dominati, e contribuisce a mantenere un portamento conico. 2.5 Regolazione del trasporto 2.5.1 In inverno. Inclinazione e piegatura inducono una riduzione del vigore complessivo dei germogli, proporzionale all entità dell intervento, in relazione a fenomeni di compressione e microfratture. Se l inclinazione si spinge oltre l orizzontale, si parla di piegatura. L inclinazione potenzia gradienti basitoni e riduce l acrotonia; tuttavia non modifica il germogliamento, per cui rimangono favorite le gemme distali, anche in rami piegati. Questo determina un doppio gradiente, con germogli vigorosi nelle parti distale e basale del ramo piegato e deboli nella parte centrale. Per ottenere l inclinazione, i rami sono legati su appositi fili di sostegno oppure su pali (o canne) fissati al suolo con l angolo desiderato. diffuso l utilizzo di divaricatori, opportunamente sagomati. Per piegare branche vigorose sono utili intaccature (5 o 6) nella parte inferiore della branca, facendo attenzione a non superare in profondità un terzo del diametro. Nel complesso queste operazioni sono in grado di modulare la crescita delle branche scheletriche, equilibrandole fra loro e posizionandole in modo regolare. In genere, il ciliegio sopporta angoli maggiori rispetto al pesco e, a sua volta, il pesco angoli maggiori rispetto al melo, al pero e all albicocco. Angoli d inserzione intermedi (45-50°) consentono l allargamento delle branche senza riscoppi vegetativi ed emissione di succhioni. Il ruolo dell inclinazione è condizionato anche dall età fisiologica della pianta: una forte inclinazione è utile su piante mature, ma può stimolare reazioni vegetative con succhionamento su piante giovani. Nelle pomacee, dove l inclinazione non può essere impostata troppo presto, un ampio angolo di inserzione facilita l inclinazione ritardata. Diversamente, il pesco può essere inclinato precocemente quando il germoglio è in crescita. L inclinazione è minore nei palchi basali per compensare l ombreggiamento della parte apicale; inoltre diminuisce negli ambienti poco luminosi. La curvatura consiste nell inclinare ad arco il ramo e persegue i medesimi fini produttivi della piegatura. molto comune per specie con rami lunghi e flessibili (tralci) e si E01_4_Potatura_alberi_frutto.indd 20 25/05/18 17:20 a s u a c g u d p p e d 2 s d n L fl te e r p le r c c 2 d e d d n s tr u d lo il a c

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis