4.8.6 Sistema a raggi o Bellussi

E 200 Produzioni vegetali arbustive e arboree - FRUTTICOLTURA speciale insolazione e nel contempo agevola il passaggio delle macchine: permette inoltre una graduale curvatura del fusto, evitando così riscoppi vegetativi nella zona del calcagno (zona di inserzione sul tronco e della curvatura dei capi a frutto). La pergola semplice tradizionale si utilizza quando la pendenza del terreno supera il 20%; ciascuna vite porta 2-3 capi a frutto, di circa 10 gemme ognuno. La pergola doppia comporta densità d impianto più basse della pergola semplice; le distanze sono di 50-70 cm sulla fila a seconda della varietà e di 5-5,50 m fra i filari mantenendo l altezza del calcagno a 90 cm, indipendentemente dall inclinazione delle ali. La pergola semplice tradizionale necessita di una palificazione complessa e piuttosto onerosa. I pali di testata sono detti colonne e quelli rompitratta, alti 2,40-2,50 m, pali di calcagno. A un altezza di m 1,70 su di essi si fissa un altro palo obliquo (listello) che si innesta sulla testa del palo rompitratta del filare contiguo a valle. Nelle pergole doppie i pali verticali portano due listelli in direzione opposta e molto più inclinati che nella pergola semplice. Sui pali obliqui si stendono vari fili di ferro paralleli e alla distanza di 30-35 cm, che formano il tetto della pergola. La potatura di allevamento consiste nel portare il tralcio più sviluppato e meglio formato all altezza del primo filo, lasciando solo 2-3 gemme alla sommità, mentre le altre vengono accecate. Si proseguirà poi con la potatura a Guyot (potatura di produzione), mantenendo 2-3 capi a frutto per pianta. 4.8.6 Sistema a raggi o Bellussi. una forma d allevamento che presenta molte analogie con il Sylvoz ed è diffusa nei suoli freschi e fertili del Veneto e dell Emilia-Romagna. Fu ideata nel 1882 a Tezze di Piave, nella pianura trevigiana, dai fratelli Bellussi, dai quali ha preso il nome. Nel Bellussi classico si hanno quattro piante di vite sostenute da un palo, ciascuna delle quali dà luogo a un cordone permanente inclinato tirato nell interfilare. Il vigneto dall alto appare come una raggiera. I sesti d impianto sono di 8-10 m fra le file e 4-6 m sulla fila fra palo e palo (che sostiene un gruppo di 4 viti). Si ha quindi un limitato investimento di piante per ettaro, pari a circa 1.000 viti per ettaro (Fig. 3.21). L impalcatura di sostegno è molto complessa: i pali usati sono di legno ed emergono dal terreno per circa 4 m. Nel perimetro il vigneto è saldamente fissato al terreno con ancoraggi di cemento interrati, collegati ai pali perimetrali con filo metallico. La struttura del vigneto è costituita da due reti: una principale che, unendo i pali fra loro, sostiene il vigneto, una secondaria, più bassa, che sostiene i cordoni permanenti. La potatura di allevamento è analoga a quella del Sylvoz, con l accortezza di completare rapidamente la struttura produttiva della pianta. La potatura di produzione invernale è simile a quella del Sylvoz, per cui si lasciano sul cordone permanente inclinato 10-12 tralci potati a Fig. 3.21 Forma di allevamento a raggi o Bellussi. E03_4_Vite.indd 200 25/05/18 17:43 8 to d 4 g q n g N c c p p d i p p tu a 2 d In s e l s 4 C im b p d D t L v c d d s in d r m

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis