4.8.7 Tendone

a o e e à a 0 eti 0 ili ui o o à, a ou a o, Il e o o n VITE E 201 8-10 gemme per un totale di 80-120 gemme a pianta. Come tutte le forme d allevamento molto espanse, il Bellussi e le sue varianti sono in disuso e nelle zone di originaria diffusione vengono sostituite dal GDC, dal cordone libero, dal Casarsa e dal Sylvoz. 4.8.7 Tendone. una forma propria delle Regioni calde (Lazio, Abruzzo, Molise, Puglia, Sicilia, ma anche Spagna e Argentina), più utilizzata per le uve da tavola che non per quelle da vino. L allevamento a tendone ha come caratteristica saliente la separazione netta fra la zona vegetativa e la produttiva. La vegetazione si colloca al di sopra della pergola e i grappoli al di sotto, dove maturano al riparo dall irraggiamento diretto del sole. Nella fase di produzione la vite a tendone è alta 1,80-2,20 m; da essa si dipartono a croce in posizione orizzontale 4 capi frutto di 8-10 gemme ciascuno, a costituire una copertura continua su tutto il terreno che appoggia su una trama di fili sostenuta dai pali tutori. In anni recenti il tendone è stato modificato con la realizzazione di un doppio tetto orizzontale: la modifica consiste nel sistemare a 25 cm al di sotto del tetto della pergola, un intelaiatura di fili che si incrociano sul palo tutore, su cui si sistemano i quattro capi a frutto (Fig. 3.22). I germogli dell anno hanno così la possibilità di superare i 25 cm che li separano dal tetto della pergola, sviluppandosi verticalmente e portandosi al di sopra del tetto. In questo modo l accrescimento dei germogli avviene tutto al di sopra del tetto del tendone. La separazione fra zone vegetativa e produttiva avviene senza l ausilio di manodopera. Il sesto d impianto maggiormente utilizzato è di 2,50 3 2,50 m (1.600 piante per ettaro). Nei recenti disciplinari di produzione di diverse Regioni italiane, il tendone per la produzione di uva da vino è espressamente vietato, stante la sua elevata carica produttiva. In realtà molti Paesi sudamericani, caratterizzati da alta insolazione, puntano proprio su questa forma d allevamento, aumentando per quanto possibile la densità d impianto e riducendo proporzionalmente la produttività, anche se in tal modo viene privilegiato l accumulo della sostanza secca nella parte vegetativa a scapito di quella del grappolo: si ottengono pertanto vini con estratti piuttosto bassi. E 4.8.8 Gdc. Forma d allevamento sviluppata negli USA, in particolare per il vitigno Concord, in funzione della vendemmia meccanica a scuotimento verticale. Nella sua impostazione d origine, leggermente modificata in seguito, possiede due bracci mobili verso l alto fulcrati sui pali rompitratta. All estremità dei bracci sono fissati i fili portanti (uno per braccetto), ai quali sono saldati i cordoni permanenti o, nel caso della variante denominata Duplex, lunghi capi a frutto rinnovati annualmente. La vegetazione è ricadente verso il basso, come nel caso del cordone libero. Le distanze d impianto sono di 4 m fra i filari e di 1 m sulla fila, anche con piante in coppia. Per l onerosità della struttura portante, risulta al momento scarsamente impiegata. Fig. 3.22 Forma di allevamento a tendone. E03_4_Vite.indd 201 25/05/18 17:43

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis