4.9 Gestione del suolo

a e ea ci ne a e si di ar. a ana a rvi à di le o el a o o. e o a ro e i, e iaai di VITE E 203 elevata qualità. La percentuale di grappoli asportati sul totale può variare dal 10 al 50% e l epoca per effettuare il diradamento può variare dalla fase fenologica di bacca grande come un pisello all invaiatura e anche oltre. I migliori risultati si ottengono eliminando i grappoli distali, mantenendo quello basale e i grappoli portati da germogli deboli. 4.9 Gestione del suolo. La gestione del suolo comprende tutte quelle pratiche agronomiche atte a mantenere il fattore suolo a un livello ottimale di stato nutrizionale e idrico, mediante il reintegro degli elementi minerali, l eliminazione della competizione idrico-nutrizionale delle infestanti, l interruzione della risalita capillare (estate), l immagazzinamento o lo smaltimento dell acqua del terreno (autunno-inverno). Principalmente si può parlare di gestione del sottofila e dell interfila: nel sottofila vengono comunemente effettuati annualmente da uno a tre interventi nel periodo primaverileestivo mediante una lavorazione superficiale più o meno meccanizzata (che consente sia l asportazione delle erbe infestanti sia la risalita capillare) e una non lavorazione con l eliminazione delle infestanti tramite erbicidi (diserbo chimico con prodotti diversi in base all epoca d intervento, all età del vigneto, alla tipologia e quantità di infestanti, ecc.). La gestione dell interfila può essere ricondotta principalmente a due linee: la prima (gestione tradizionale) prevede una serie di lavorazioni del terreno per il controllo delle infestanti (1-3 interventi nel periodo primaverile-estivo), la riduzione del compattamento, l immagazzinamento dell acqua e l arieggiamento del suolo (1-2 interventi più profondi dall autunno alla primavera inoltrata) e per l interramento dei fertilizzanti (generalmente a fine inverno); la seconda (inerbimento controllato) prevede l inerbimento spontaneo o artificiale (con l impiego di miscugli di sementi di specie erbacee poco competitive) dell interfilare con la riduzione e limitazione degli interventi al suolo ai soli sfalci (2-4) nel periodo primaverile-estivo. E 4.9.1 Irrigazione. In molte aree viticole italiane le precipitazioni sono insufficienti per fare fronte alle richieste idriche del vigneto. Anche se la combinazione portainnesto-varietà è in grado di esercitare un certo effetto sulla resistenza allo stress idrico, il ridotto rifornimento idrico è stato indicato ripetutamente come responsabile della diminuzione del livello fotosintetico nella vite. D altra parte, l eccesso idrico può condurre a un eccessivo sviluppo vegetativo e alla formazione di apparati aerei densi e ombreggiati, sfavorevoli alla corretta attività fotosintetica, così come è in grado di influenzare il germogliamento, la produttività, la formazione della bacca e quindi la resa, la composizione dell uva e la qualità del vino. Pertanto è necessario ricercare un giusto equilibrio fra sviluppo vegetativo e riproduttivo, solitamente incentrato sull applicazione di volumi irrigui contenuti (irrigazione di soccorso), che ha come obiettivo il mantenimento delle condizioni ottimali di umidità del terreno, al fine di evitare stress troppo prolungati e mantenere costante negli anni il livello qualitativo e quantitativo delle uve. Generalmente l epoca in cui si registrano maggiori esigenze idriche, variabile in funzione anche della quantità di acqua disponibile nel terreno, è quella che va dall allegagione all invaiatura. I volumi stagionali relativi a un irrigazione di soccorso variano in funzione sia delle variabili ambientali (precipitazioni, temperatura, umidità) sia di quelle agronomiche (varietà, portainnesto, natura del terreno, forma di allevamento), nonché di quelle relative al tipo di impianto d irrigazione: con impianti di irrigazione localizzata a goccia su vite E03_4_Vite.indd 203 25/05/18 17:43

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis