5. Olivo

OLIVO E.3 E 207 5. Olivo Gli olivi nel mondo sono oltre 1 miliardo e 200 milioni, distribuiti su circa 9,8 milioni di ettari. Sono presenti in tutti i continenti, ma sono concentrati soprattutto nei Paesi del bacino del Mediterraneo. In Africa trovano larga diffusione in Tunisia e Marocco, nelle Americhe in Argentina e negli Stati Uniti, in Asia in Siria e Turchia, in Europa in Spagna, Italia e Grecia, in Australia lungo la costa meridionale. Il 90% degli olivi è coltivato per la produzione di olio, da cui si sono ottenute, come media delle campagne 1999-2001, 2.725.500 t con la seguente scala di produzione: prima la Spagna con 963.000 t, poi l Italia con 631.000, la Grecia con 449.000, la Tunisia con 188.500, la Turchia con 149.000, la Siria con 125.500, il Marocco con 52.500. L altro 10% di olivi è utilizzato per produrre 1.403.000 t di olive da mensa, principalmente in Spagna (495.000), Turchia (149.000), Siria (111.000), Egitto (102.000), Grecia (100.000), USA (90.000), Marocco (85.000), Italia (62.500). Le produzioni e i consumi di olio di oliva, negli ultimi trent anni, sono quasi raddoppiati, passando da circa 1,4 a 2,6 milioni di t. I maggiori Paesi importatori sono l Italia, gli USA, la Spagna e altri Paesi europei non produttori, mentre i più grandi esportatori sono la Spagna, la Tunisia, l Italia e la Grecia. Negli ultimi anni i consumi di olio di oliva sono aumentati nei Paesi grandi produttori: l Italia consuma 12 kg pro capite e la Spagna circa 14 kg; in Grecia invece i consumi sono molto più elevati, intorno a 25 kg per persona. A livello europeo tutti i Paesi non produttori hanno incrementato i consumi annui in modo consistente ma, nonostante tutto, sono rimasti al di sotto di 1 kg pro capite. L incremento del consumo di olio di oliva nei Paesi produttori e in quelli non produttori è dovuto principalmente alle riconosciute qualità alimentari, salutistiche ed edonistiche dell olio di oliva che, a tutt oggi, rappresenta il grasso alimentare di migliore qualità. La superficie occupata dall olivo in Italia è di 1.120.000 ha, distribuita su 1.131.000 aziende. L olivo nel Centro-Nord occupa zone prevalentemente collinari, mentre al Sud, dove non esistono vincoli climatici, è coltivato anche in montagna. Una considerazione a parte è riservata alla Puglia dove prevale la pianura. Le zone di pianura sono generalmente più fertili e facili da gestire e sono adatte alla meccanizzazione. Le produzioni unitarie di olive sono in media di 1.000-1.200 kg/ha per le regioni del Centro-Nord e di 2.000-3.000 kg/ha per quelle del Sud e delle Isole. La produzione italiana è ottenuta per l 87% in Italia meridionale ed è concentrata soprattutto in Puglia, che da sola contribuisce per il 42% alla produzione nazionale, con una olivicoltura specializzata e intensiva nella zona settentrionale e con alberi di grandi dimensioni e di età avanzata nella penisola salentina. La seconda regione più importante è la Calabria, che contribuisce con il 20% alla produzione nazionale; la Sicilia è per importanza la terza regione con una produzione di olio pari all 8% di quella nazionale, nonostante la superficie a olivo sia vicina a quella della Calabria. Parte del prodotto è destinata alle olive da tavola (25.000 t). In Campania l olivo è ampiamente rappresentato nelle zone collinari con una media specializzazione della coltura. In Toscana e Umbria è diffuso nelle colline di quasi tutto il territorio e gli impianti risentono delle gelate frequenti, per cui dominano alberi più volte ricostituiti. Nelle Regioni centro-settentrionali gli olivi assumono medie dimensioni e si hanno investimenti fino a 300-400 piante/ha, contro le 60-150 delle Regioni meridionali e le 200 degli impianti specializzati di recente costituzione. In Italia il 2-3% delle olive prodotte, pari a 80.000 t, è costituito da olive da tavola; i consumi si attestano su 140.000 t e quindi vengono importate annualmente 60.000 t, soprattutto da Spagna e Grecia. Il consumo pro capite di olive da tavola è di 2,3-3 kg. E03_5/16_Olivo-piccoli_frutti.indd 207 E 25/05/18 17:45

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis