5.2.3 Propagazione con metodi tradizionali

e e o à e, va o a a a e a aè a e e ao a e o e e ne si si a oa; a ti ti a e di o li a e. è o OLIVO E 211 trapiantate in vasi da 10 cm o in nestaio alla distanza di 10 3 10 cm, dove si accrescono per un anno. Nell aprile successivo sono sottoposte a innesto. Si applica l innesto a corona tagliando il soggetto a 10 cm sopra il colletto; le marze sono uninodali, lunghe 6-10 cm e di 4-6 mm di diametro, e conservano le foglie che vengono tagliate a metà per diminuire la traspirazione. Gli innesti presuppongono la condizione di succhio del semenzale, vengono legati e le parti tagliate sono protette con mastice. Le piante innestate, dopo un anno, sono trasferite in vasi più grandi e dopo due stagioni sono pronte per essere commercializzate e poste a dimora. 5.2.3 Propagazione con metodi tradizionali. I metodi di propagazione tradizionali sono utilizzati per la messa in coltura degli olivi in zone aride e marginali. Essi sono basati sulla propagazione vegetativa e sfruttano la capacità degli organi legnosi di emettere radici e germogli. Le talee legnose sono prelevate dal legno di potatura e hanno diversa dimensione: quelle lunghe 25-30 cm, con un diametro di 1-5 cm, vengono piantate in vivaio, in febbraio, in posizione verticale od orizzontale; quelle più grandi, lunghe 0,6-1,0 m e di 4-5 cm di diametro (garrotes), vengono messe nei nuovi impianti in numero di 3-4 per buca. Le talee ancora più grandi, lunghe fino a 2 m e con diametro superiore a 6 cm (estacas plantones), sono interrate per un terzo nella buca; la parte fuori terra è ricoperta con terra o con altro materiale quasi fino alla sommità, lasciando la parte terminale (20-30 cm) libera, da cui si formano i germogli. Questo tipo di materiale è ancora utilizzato in alcune zone della Spagna. L ovulo si ottiene dalle protuberanze che si sviluppano al colletto delle piante o lungo il tronco, ricche di sostanze di riserva e di gemme avventizie. Vengono utilizzate solo alcune ipertrofie presenti in corrispondenza di grosse radici per non debilitare troppo la pianta madre. Dalle piante grandi si possono prelevare 5 o 6 ovuli di 15-20 cm di lunghezza e peso compreso tra 500 g e 5-6 kg. Gli ovuli più grossi, di peso superiore a 1 kg, sono posti direttamente a dimora; quelli più piccoli e frazioni di questi sono posti in vivaio a 10-12 cm di profondità o allevati in vaso. Occorre evitare il disseccamento dopo il prelievo dalle piante madri. I polloni radicati derivano dalla radicazione dei germogli che nascono ai piedi di vecchi alberi; per stimolare la formazione delle radici vengono interrati in primavera e in autunno sono tagliati e potati nella chioma per essere utilizzati in vivaio o direttamente a dimora. Gli oleastri innestati derivano dalle piante che crescono allo stato spontaneo: sono prelevati dai boschi e portati in serra dove vengono innestati e forzati in condizioni di alta temperatura e umidità; sostano circa un anno in vivaio prima della messa a dimora (Termiti) oppure sono innestati nel bosco e, dopo 2-3 anni, vengono estirpati e messi a dimora (Cormoni). E 5.3 Miglioramento genetico. Il miglioramento genetico nell olivo è stato operato attraverso una continua selezione degli individui migliori che caratterizzavano le zone di produzione e la loro propagazione per via vegetativa mantenendo inalterati i caratteri. Solo dopo il 1900 sono iniziati i primi lavori di catalogazione del materiale esistente e i primi tentativi di selezione clonale. L avvio di programmi di miglioramento con l uso dell incrocio e lo studio per l introduzione di sistemi avanzati di miglioramento genetico sono abbastanza recenti. La selezione clonale e sanitaria è utilizzata per individuare eventuali mutazioni che hanno interessato le varietà più diffuse, scegliendo quelle che migliorano qualche carattere; inoltre riguarda il risanamento da E03_5/16_Olivo-piccoli_frutti.indd 211 25/05/18 17:45

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis