5.5 Esigenze climatiche e pedologiche

e e a a nn oe a e or ei n- o), e naa, a, a, aa e ua idi a ir, a, n a, a, i, è e di OLIVO E 213 più importanti sono quelli morfologici e quelli biochimici. I metodi di identificazione morfologici includono le caratteristiche della pianta, del ramo, dell infiorescenza, della foglia e dell endocarpo che maggiormente si diversificano in funzione della varietà. Le proprietà dell endocarpo sono ritenute le più interessanti per la facilità di conservazione e la limitata variabilità dovuta alle condizioni ambientali. Per l identificazione dei caratteri vengono seguite schede proposte da organismi internazionali. Il metodo morfologico ha permesso l identificazione primaria delle cultivar presenti in ciascuna zona di coltivazione; tuttavia esistono varietà con caratteri morfologici molto vicini e fortemente influenzati dall ambiente, per cui occorre un ulteriore approfondimento con i marcatori biochimici. I metodi di identificazione biochimica si basano sulla definizione delle proteine che formano gli enzimi e sulle basi che compongono il DNA. Le tecniche usate sono quelle degli isoenzimi, del RAPD (Random Amplification of Polymorphic Dna), del PCR (Polymerase Chain Reaction) e del SAMPL (Selectively Amplified Microsatellite Polymorphic Locus). E 5.5 Esigenze climatiche e pedologiche. La temperatura minima non deve essere inferiore a 28 °C: pertanto in Italia centrale e settentrionale l olivo è presente in collina mentre in Italia meridionale è presente anche in pianura e lungo le valli; in Liguria dal livello del mare a 250-300 m di altitudine; in Toscana in pianura lungo il Tirreno, fino a 450-500 m all interno; in Italia meridionale fino a 600-800 m. Mediamente ogni 25-40 anni in Francia, Spagna settentrionale e Italia centro-settentrionale l olivo subisce danni da freddo. Nelle Regioni calde si pone la necessità di soddisfare le esigenze in freddo, in quanto le temperature devono oscillare intorno agli 11-12 °C per almeno un mese. La piovosità deve essere superiore ai 400 mm, con valori ottimali di 800-900 mm e periodi siccitosi inferiori a 30-45 giorni, senza ristagni prolungati. La pendenza del terreno non deve superare il 20-25% e comunque sono da preferire le zone a lieve pendenza o pianeggianti. Le esposizioni a sud, ovest ed est sono le migliori. Per i sistemi di allevamento a filare oppure là dove le piante tendono a costituire una parete continua, l orientamento più efficiente è quello nord-sud in modo che le chiome siano uniformemente illuminate. Per i sistemi che prevedono piante singole e isolate è opportuno orientare i filari per agevolare l uso delle macchine impiegate per la coltivazione. I terreni di medio impasto, permeabili, profondi e fertili assicurano basi ottimali di sviluppo; comunque i contenuti in argilla non devono eccedere il 40-45% e quelli in calcare totale il 50-60%. I valori minimi di sostanza organica sono intorno all 1% e quelli di azoto sono appena superiori allo 0,1%. Per capacità di scambio cationico (CSC) del terreno inferiori a 10, il valore minimo di P2O5 assimilabile è di 5 ppm e quello di K2O è di 50 ppm. Il pH ottimale è compreso tra 7 e 8. L olivo presenta le seguenti fasi fenologiche: a. riposo invernale; b. risveglio vegetativo; c. formazione delle infiorescenze (mignole); d. rigonfiamento dei bottoni fiorali (le perule si distaccano); e. differenziazione delle corolle (separazione del calice dalla corolla); f. inizio fioritura (si aprono i primi fiori dopo il passaggio delle corolle dal verde al bianco); f1. piena fioritura; g. caduta dei petali; h. allegagione; i. ingrossamento dei frutti, 1° stadio; i1. ingrossamento dei frutti, 2° stadio. Le temperature necessarie per la loro attivazione sono: 10,5-11 °C (inizio germogliamento), 15 °C (inizio mignolatura), 18-19 °C (inizio antesi), 21-22 °C (inizio allegazione). E03_5/16_Olivo-piccoli_frutti.indd 213 25/05/18 17:45

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis