5.6 Impianto dell’oliveto

E 214 Produzioni vegetali arbustive e arboree - FRUTTICOLTURA speciale 5.6 Impianto dell oliveto. La distanza di piantagione deve consentire, a pieno sviluppo, alle chiome di catturare la massima quantità di energia radiante, senza provocare ombreggiamento reciproco tra piante contigue. Nell olivo le distanze variano nella maggior parte dei casi da 5 3 5 m a 7 3 7 m. Nelle aree con limiti climatici, o in condizioni particolarmente favorevoli, le distanze sono maggiori. I sesti più efficienti e applicati sono il quadrato e il controsesto. Il rettangolo è impiegato per particolari esigenze di meccanizzazione e dove i volumi delle chiome non sono ai massimi livelli per stress ambientali. La scelta della cultivar deve tenere conto delle esperienze che ogni area di coltivazione ha acquisito nel tempo, con l affermazione di quelle che hanno mostrato un elevata adattabilità al territorio e contribuiscono a caratterizzare la qualità dell olio: saranno favorite le cultivar che rispondono adeguatamente alla raccolta meccanica, resistenti ai parassiti e che esprimono produzioni alte e di qualità. Quasi tutte le cultivar sono autosterili, cioè il polline della cultivar è incapace di germinare e di fecondare l ovocellula dei fiori della stessa varietà; solo il polline delle cultivar compatibili riesce a compiere la fecondazione. Per questo, accanto alla cultivar principale, è necessario disporre nell oliveto di cultivar impollinatrici in proporzione superiore al 10-15%. Le operazioni preliminari all impianto consistono nel liberare il terreno dai residui vegetali delle colture precedenti, compresa l estirpazione di apparati radicali di piante arboree o di arbusti e siepi che erano presenti nell appezzamento. In un secondo tempo è importante procedere al modellamento del terreno, costituendo una superficie pianeggiante o a regolare pendenza, con appezzamenti di dimensioni consistenti, superiori a 1 ettaro per ridurre i tempi morti nelle operazioni colturali. Un altra fase preliminare fondamentale consiste nella previsione della regimazione dell acqua di superficie mediante fossi di allontanamento dell acqua superflua e dell acqua in profondità con il drenaggio (soprattutto nei terreni argillosi e nei compluvi). La lavorazione del suolo in profondità è determinante per assicurare fertilità al volume di terreno a disposizione e per favorire lo sviluppo dell apparato radicale. è particolarmente necessaria nei terreni compatti in cui si assiste a un continuo impoverimento di spazi vuoti. Lo scasso è indispensabile e viene normalmente eseguito alla profondità di 80-100 cm con aratri di grandi dimensioni trainati da trattrici cingolate di elevata potenza. Quando non si vuole smuovere il terreno per timore di frane oppure non si vogliono portare in superficie strati profondi o poco fertili e sassosi, si può operare una lavorazione di profondità con ripper in direzione incrociata, alla distanza di 40-50 cm, a cui far seguire un aratura di media profondità. Se è prevista una buona letamazione è opportuno eseguirla prima. Il terreno deve poi subire lo sgretolamento dell eventuale zollosità da parte di agenti atmosferici, coadiuvati anche da una estirpatura e da una erpicatura a media e bassa profondità. Se con lo scasso emergono pietre, queste devono essere allontanate o frantumate. Prima della messa a dimora si esegue lo squadro per l identificazione della posizione della pianta nel terreno, adottando le distanze e i sesti prescelti. Le dimensioni dello scavo, eseguito con una trivella o con una vanga a mano, sono di 40 cm di larghezza e 50 cm di profondità (Fig. 3.23). Sul fondo si fissa un paletto tutore, normalmente di castagno (di circa 6 cm di diametro e alto almeno 2 m, di cui circa 1,5 m fuori terra) oppure un tubo in ferro di 27 mm di diametro. Se i tutori devono sostenere la tubazione aerea di irrigazione, occorre aumentare l altezza degli stessi, di circa 0,5 m. A questo punto, tolto il vaso, si posiziona la pianta di olivo con la zolla dell apparato radicale posta 10 cm sotto il livello E03_5/16_Olivo-piccoli_frutti.indd 214 25/05/18 17:45 d p p le s la S d c il ta fr v in d z s g v p p In s la e te q r d a s a d 1 e p c n q le N n c tr d In

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis