SEZIONE E

ie gro ai. e a o ai oa a o- ui e me eie il n e rè di e e à aa di e o a ndi adi csi o OLIVO E 215 del terreno (soprattutto se si utilizzano piante autoradicate), per favorire l apPalo di sostegno profondimento dell apparato radicale. Si riempie la buca con terreno ben strutturato, comprimendolo bene, e si lascia in superficie una piccola conca. Si lega la pianta al palo tutore con filo 2,002,50 m di plastica non animato e si innaffia con circa 10 litri di acqua per fare aderire 1,00il terreno alle radici. Il periodo di pianLegature 1,20 m tagione per l Italia centrale, a inverno freddo, è la primavera; con piante allevate in contenitore può essere eseguita in qualsiasi periodo purché si assicuri la disponibilità di acqua. In corrispondenza della messa a dimora può essere installato l impianto di irrigazione, con ali gocciolanti sorrette da fili metallici che di apertura Terreno di riporto vengono ancorati ai pali di testata e ap- Terreno della buca dopo la piantagione poggiati ai tutori a circa 1,9 m da terra 50 cm per consentire la lavorazione in croce. 40 cm Intorno alla pianta di olivo possono essere stesi teli di plastica di circa 1 m di Fig. 3.23 Schema di piantagione. lato per il controllo delle erbe infestanti e per fruire di una migliore umidità e temperatura vicino all apparato radicale. Dopo la messa a dimora è importante evitare qualsiasi stress: pertanto è necessario garantire una disponibilità di acqua costante irrigando quando vengono meno le risorse naturali. Durante l estate, nei primi due anni di sviluppo, sono necessari per ogni pianta 2-3 litri di acqua al giorno per mantenere attivo l accrescimento. In carenza di piogge, nei mesi siccitosi debbono essere previste somministrazioni settimanali di soccorso. Al momento dell impianto l olivo deve avere un altezza superiore al metro e fino a 1,5-2,0 m; deve essere allevato in un vaso di opportune dimensioni, con un tronco libero da ramificazioni vigorose per almeno 1,0-1,2 m e con la presenza di foglie e di qualche debole germoglio. La chioma deve essere ben sviluppata o in fase di formazione. Alla piantagione gli interventi di potatura possono essere omessi o molto leggeri per liberare il tronco dalle ramificazioni più consistenti, qualora le piante ne siano provviste. Durante il primo anno dalla piantagione, a mano a mano che si formano, si eliminano i rami emersi direttamente dal tronco, quando ancora sono allo stato erbaceo o quanto prima possibile. Si revisionano inoltre le legature al tutore e se ne aggiungono altre per mantenere la pianta sempre verticale. Nella chioma non si esegue nessun tipo di taglio o cimatura, lasciandola allo sviluppo naturale di una sfera. Da questa si evidenziano successivamente alcuni rami più vigorosi che saranno le future branche principali. Occorre porre particolare attenzione al controllo delle infestazioni di parassiti, con un calendario dei trattamenti durante gli anni di formazione delle piante, per evitare i danni che potrebbero ridurre l accrescimento. In particolare sono da temere quelli provocati dalla Tignola, dalla Margaronia e dagli E03_5/16_Olivo-piccoli_frutti.indd 215 E 25/05/18 17:45

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis