5.7 Tecnica colturale

E 216 Produzioni vegetali arbustive e arboree - FRUTTICOLTURA speciale acari che disseccano gli apici. Nel reimpianto le operazioni di intervento consistono nell abbattere le vecchie piante con ruspe, cercando di rimuovere le ceppaie e le vecchie radici e mettendo allo scoperto le zone invase dai parassiti. Non vi sono particolari preoccupazioni per fenomeni di stanchezza del terreno, in quanto l olivo sopporta e supera la presenza di tossine lasciate dalla precedente coltivazione. Il materiale ottenuto è recuperato per legna da opera o da ardere. Si eseguono poi le operazioni previste per i nuovi impianti. 5.7 Tecnica colturale 5.7.1 Potatura. La potatura nell olivo viene eseguita per esaltare la produttività e consentire una fruttificazione precoce, regolare ed economica. Con la potatura si favorisce l accrescimento di germogli di vigore medio, più adatti per la fruttificazione. Nell olivo si riscontrano le seguenti produzioni vegetative: a. polloni, germogli vigorosi che si sviluppano dalla ceppaia, specie quando il tronco o la chioma hanno difficoltà di accrescimento; b. succhioni, germogli vigorosi provenienti da gemme avventizie poste alla base di branche indebolite, di scarsa utilità per l economia generale della pianta; c. rami di prolungamento o laterali, eretti e vigorosi, provvisti di rami anticipati; d. rami obliqui o penduli, di medio vigore, che producono fiori ed emettono a loro volta germogli nel punto di incurvatura e nella porzione terminale; e. branche di 1°, 2° e 3° ordine che con il tronco costituiscono il supporto strutturale della chioma. La potatura deve essere eseguita preferibilmente durante l inverno, dalla raccolta al germogliamento. Nelle zone dove sono frequenti le basse temperature invernali occorre ritardarla. I tagli delle branche e dei rami devono essere non troppo profondi per non intaccare l integrità della branca sottostante e non bisogna lasciare monconi per facilitare la cicatrizzazione. 5.7.2 Forme di allevamento. La forma di allevamento ha lo scopo di espandere la chioma dell olivo in relazione al vigore che le condizioni pedoclimatiche gli consentono e di distribuire nello spazio l apparato fogliare per una buona illuminazione. L olivo, per le numerose gemme avventizie presenti nella ceppaia e nelle branche, reagisce ai trattamenti più energici e pertanto può sopportare numerose forme di allevamento. Attualmente la forma di allevamento più largamente impiegata nei nuovi impianti è quella a vaso libero. A essa è stato riconosciuto il merito di avvicinarsi alla forma naturale di sviluppo dell olivo, di intercettare una elevata quantità di energia radiante, di disporre le foglie e la superficie fruttificante alla luce. 5.7.3 Potatura di allevamento. In questa fase la potatura deve essere ridotta al minimo per promuovere il massimo sviluppo; è necessario controllare le ramificazioni laterali del tronco, che devono essere presenti per stimolarne l espansione diametrale, ma non devono prendere il sopravvento, in quanto sono favorite dalla basitonia dell olivo. Occorre eliminare quasi tutti i rami e lasciare solo qualche ramo debole e pendulo; quando questi accennano a diventare vigorosi devono essere subito tagliati. Le branche raggiungono la migliore solidità quando si inseriscono in punti distanti 5-10 cm, con un angolo di inclinazione di 30-40° rispetto alla verticale, al di sopra di un tronco libero per almeno 1,20 m, per soddisfare le esigenze della raccolta meccanica. Prima che diventino rigide, le branche vengono divaricate e per l allevamento a vaso sono appoggiate a 3 canne disposte a cavalletto oppure distanziate da un cerchio o da altri divaricatori con cui vengono spinte verso l esterno. L anno successivo alla divaricazione E03_5/16_Olivo-piccoli_frutti.indd 216 25/05/18 17:45 p le o b u 5 m g c e d r d li s d lo p r s p d a 5 tu e s m d s c s s è d te a d p s m v

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis