SEZIONE E

E 22 Produzioni vegetali arbustive e arboree - FRUTTICOLTURA GENERALE Tipologia delle forme. L architettura dello scheletro (forma) è definita dall altezza della pianta, da numero, lunghezza, orientamento, inclinazione delle branche, dall ordine e seriazione delle ramificazioni, dalla distanza tra i palchi e dall altezza del tronco. La scelta della forma di allevamento è conseguente a quella dell impianto e dipende da ambiente, portinnesto, varietà, densità e distanze d impianto, gestione del suolo. Le forme che simulano il comportamento naturale degli alberi in fase di maturità sono definite plastiche, in quanto negli anni la struttura è stabile. La plasticità della forma è aumentata dal rispetto di gerarchie strutturali, inclinazioni e ordine di ramificazione. favorita dalla precocità riproduttiva e dall abbondanza della produzione, che rallentano la crescita vegetativa e limitano l attività radicale e il rinnovo dei rami. Diversamente, le forme elastiche sono strutturate in modo squilibrato e necessitano di ripetute manipolazioni in quanto le piante tendono a evolversi verso conformazioni più naturali. Tipicamente elastiche sono le forme in cui mancano cime e seriazioni gerarchiche. Sono definite anticipate le forme in cui si ha una rapida impostazione dello scheletro, che sfrutta i rami anticipati ottenuti in vivaio e durante il primo anno. Le forme anticipate sono caratterizzate da mole contenuta e precocità di produzione; esempi sono la palmetta anticipata e il fusetto libero di melo, pero e pesco. Nelle forme ritardate l entrata in produzione precede l impostazione dello scheletro prima di raggiungere l equilibrio definitivo. La pianta è lasciata libera per alcuni anni in cui inizia a produrre (fase di conversione di 1-2 anni); successivamente s interviene con operazioni di potatura per impostare la forma (un esempio è il vasetto ritardato ravennate). Quando le forme di allevamento tendono ad accelerare l entrata in produzione sono definite precoci. Esse raggiungono presto un elevato rapporto parte aerea: parte radicale, che caratterizza la maturità riproduttiva. Le operazioni che incidono su arresto dell attività radicale, inclinazione e aumento dei rivestimenti contribuiscono alla precocità. Le forme in cui è favorito lo sviluppo delle strutture scheletriche, a scapito dell entrata in produzione, sono tardive. Possono essere considerate tali le tradizionali forme di allevamento impalcate alte, finalizzate all ottenimento di piante grandi per anni in fase vegetativa, con ampie distanze d impianto e tagli reiterati della chioma. Le forme che si realizzano senza ricorrere a interventi di potatura sono definite libere. La crescita è rapida e la pianta assume il portamento naturale passando rapidamente alla maturità; essa risulta instabile, con ampie zone ombreggiate e destinate ad essere soppresse da una sorta di autopotatura. Si può riequilibrare con un ridotto numero di interventi (un esempio di forma libera è il bidone di Cellini per il pesco). Contrariamente alle forme libere, nelle forme guidate la pianta è orientata ad assumere una determinata struttura, che può avvicinarsi o meno a quella naturale. Un esempio di forma guidata è la palmetta regolare a branche oblique, appiattita, con asse centrale su cui si inseriscono 3-4 palchi di branche. Le forme franche sono strutturate in modo auto-portante e dotate di grande autonomia, con un apparato radicale profondo ed espanso, idoneo al sostegno della struttura scheletrica. Le forme che necessitano di sostegni permanenti sono denominate obbligate. Quando le ramificazioni si allargano a 360° intorno al tronco, si parla di forme in volume. Sono definite appiattite le forme che hanno un espansione limitata nell interfilare, con l asse maggiore della chioma orientato sulla fila. E01_4_Potatura_alberi_frutto.indd 22 25/05/18 17:20 n a d s 2 b fi d v d le p c c p e a q 2 d s l te p fo e a n e m 2 V m n o b a p a

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis