6.7 Tecnica colturale

e al a, a- e. la a io a a a a 0 ea ti 0- ori o di di a, o. ti a ndi oo e r Actinidia E 225 6.7 Tecnica colturale 6.7.1 Potatura di produzione. Negli impianti a pergoletta occorre rinnovare i tralci che hanno prodotto, sostituendoli con tralci di rinnovo di medie dimensioni e lasciando alla fine una carica di circa 150.000 gemme/ha o poco più. Il numero di tralci-pianta va calcolato una volta definita la lunghezza dei tralci stessi. La lunghezza ideale dei tralci è di 14-16 gemme. Tralci più corti sono poco efficienti perché nella parte basale gli internodi sono lunghi e la fertilità delle gemme è piuttosto bassa. Per mantenere tralci di 14-16 gemme con i sesti d impianto suggeriti è necessario curvare i tralci verso terra. La curvatura, oltre a permettere di mantenere tralci lunghi senza occupare lo spazio dell interfilare necessario al passaggio delle macchine operatrici, favorisce anche l emissione dei germogli di rinnovo più vicini al cordone. I tralci vanno legati al filo che corre lungo la pergoletta. Se la zona in cui si opera non è particolarmente ventosa, è possibile lasciare i tralci non legati riducendo in tal modo i costi di produzione. I tralci, con l aumentare del peso della produzione, si adageranno sui fili della pergola nel corso della stagione. E 6.7.2 Impollinazione. L impollinazione è un punto cruciale della coltivazione dell actinidia e da essa dipende per gran parte la pezzatura finale dei frutti. Il fiore femminile porta fino a 2000 ovuli, che devono essere fecondati in percentuale elevata perché al numero di semi è legata la dimensione finale del frutto. Alcuni fattori che condizionano una buona impollinazione solo legati alle scelte da fare al momento dell impianto: uso di impollinatori a fioritura contemporanea alla cultivar da impollinare, corretta densità di impollinatori a ettaro e loro distribuzione, ecc. Nonostante ciò, l impollinazione dell actinidia resta difficile perché la fioritura è breve in tutte le zone actinidicole italiane e a volte avviene in condizioni climatiche piovose, per cui il periodo utile di impollinazione è ristretto a 2-5 giorni. Infine, i fiori sono privi di nettari e quindi poco attraenti per le api e altri pronubi, che in presenza di fioriture di altre specie, come robinia, erba medica, trifoglio, sambuco, tendono a preferire queste ultime. Per evitare l inconveniente bisogna sfalciare l erba nel frutteto poco prima della fioritura dell actinidia e controllare che non ci siano altre fioriture interessanti in prossimità del frutteto stesso. Si distribuiscono 8-10 alveari per ettaro di actinidieto. Gli alveari vanno introdotti nell impianto non prima che ci sia almeno il 20% di fiori femminili aperti. Se l actinidieto è coperto da reti antigrandine, queste devono essere raccolte per evitare il disorientamento e il suicidio delle api stesse. Se le visite delle api sono costantemente modeste, negli anni può rendersi necessaria l impollinazione artificiale con polline commerciale o polline raccolto direttamente dagli impianti. Esistono sul mercato diverse attrezzature, spesso di tipo artigianale, che servono per la raccolta e la successiva dispersione del polline negli impianti. 6.7.3 Potatura verde. La potatura verde nell actinidia consiste principalmente nella eliminazione dei succhioni vigorosi che si originano dai cordoni e, a volte, dalla parte basale dei tralci e nel raccorciamento dei germogli, quando questi impediscono il passaggio delle macchine operatrici. I succhioni vengono raccorciati a 20-30 mm quando hanno raggiunto la lunghezza di 0,2-0,3 m. L operazione viene fatta per la prima volta prima della fioritura e può essere ripetuta successivamente. Il raccorciamento dei germogli che si allungano sull interfilare può essere fatto, invece, in qualsiasi momento della stagione. Il germoglio viene raccorciato a 2-3 gemme oltre l ultimo frutto. E03_5/16_Olivo-piccoli_frutti.indd 225 25/05/18 17:45

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis