7. Kaki

E 228 E.3 Produzioni vegetali arbustive e arboree - FRUTTICOLTURA speciale 7. Kaki 7 Il kaki, o cachi o diospiro, è originario della Cina, poi si è diffuso in Corea e in Giappone. Nel 1916 fu realizzato il primo diospireto in provincia di Salerno. Il kaki è coltivato principalmente in Campania (50% della produzione italiana), Emilia-Romagna (33%) e Sicilia (11%). d D 7.1 Caratteri botanici. Il kaki appartiene all ordine delle Ebenales, famiglia delle T Ebenaceae, genere Diospyros, comprendente circa 400 specie. Solo alcune specie assumono importanza: D. kaki L.f. (5 D. kaki Thunb.), per la produzione di frutti, D. lotus L. e D. virginiana L., quali portinnesti, nell industria di trasformazione o come piante ornamentali. L apparato radicale è assai esteso e con attività pollonifera. Le branche sono facilmente soggette a scosciatura. Il frutto è una bacca. 7.2 Propagazione. La tecnica di propagazione più usata per il kaki è l innesto. La propagazione per innesto viene eseguita solitamente a spacco o a triangolo in primavera. anche utilizzato l innesto a gemma chip budding . Il portinnesto più impiegato è il Diospyrus lotus, tollerante alle basse temperature e alla siccità, mediamente sensibile al tumore batterico (Agrobacterium tumefaciens). Le cultivar CFNA dimostrano una certa disaffinità di innesto con il D. lotus, per cui si impiega il D. kaki. Quale portinnesto viene anche usato anche il D. virginiana L. Tab. 3.38 Portinnesti consigliati per il kaki Portinnesto D. lotus D. kaki T V P * in s c 7 Caratteristiche Vigoroso, apparato radicale poco pollonifero, induce precoce e abbondante produttività. Media resistenza al freddo. Vigoroso, elevato approfondimento radicale, ottima affinità. Resistente ad Agrobacterium tumefaciens. 7.3 Miglioramento genetico. I principali aspetti biologici e fisiologici della variabilità genetica del kaki interessano l attitudine alla partenocarpia, l espressione del sesso e l astringenza dei frutti. Il miglioramento genetico del kaki tramite incrocio è reso difficoltoso in primo luogo dalla poliploidia della specie e poi dalla complessa espressione del sesso. 7.4 Varietà coltivate. Le cultivar sono distinte in: a) Costanti alla Fecondazione Non Astringenti CFNA (cultivar con frutti non astringenti alla raccolta, indipendentemente dalla presenza di semi, per esempio kaki dolce); polpa chiara e frutti eduli fin dalla raccolta, indipendentemente dalla fecondazione (es. Fuyu, Jiro, Izu, Koda Gosho, O-Gosho); b) Costanti alla Fecondazione Astringenti CFA (cultivar con frutti astringenti, indipendentemente dalla presenza di semi; polpa chiara e frutti sono eduli solo dopo l ammezzimento, per esempio Rojo Brillante, Costata, Yokono); c) Variabili alla Fecondazione Non Astringenti VFNA (cultivar con frutti non astringenti se fecondati); polpa scura, uno o più semi; non eduli alla raccolta, se partenocarpici, necessitano di ammezzimento del frutto (es. Kaki Tipo, Mercatelli, Vainiglia, Shogatsu); d) Variabili alla Fecondazione Astringenti VFA (cultivar con frutti astringenti anche se fecondati); non astringenti solo attorno ai semi; il numero dei semi non determina mai la completa edulità della polpa (es. Aizumishirazu, Edoichi, Hiratanenashi, Triumph). Considerato che la maggior parte delle cultivar di kaki è pistillifera, è richiesta la presenza di cultivar impollinatrici. In genere sono apprezzati dal mercato i frutti originati da partenocarpia, le cui caratteristiche merceologiche sono superiori rispetto a quelle dei frutti derivati da fecondazione. E03_5/16_Olivo-piccoli_frutti.indd 228 P 25/05/18 17:45 fo a tr p L v la n m n p z p d fr te 7 7 s c v 7 la z p

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis