2.6.1 Scelta della forma di allevamento e del sistema

a ro. a o oa il o o e mil di o. o ni e o o io e- adi e e. e e di eo e oa n i- Potatura degli alberi da frutto E 23 All interno dello stesso palco, la distanza tra le branche deve garantire una solida inserzione sul tronco. Se le branche sono troppo vicine o mal inserite possono creare strozzature all asse centrale o scosciarsi ; nei palchi di maggiori dimensioni la distanza tra le branche dovrebbe essere di 10-20 cm. Una forma ibrida è l ipsilon trasversale, in cui le branche sono orientate nell interfilare a formare due pareti appiattite, inclinate e continue. 2.6.1 Scelta della forma di allevamento e del sistema d impianto. Sono disponibili sistemi ad altissima, alta, media e bassa densità, in cui la potatura assume un significato complementare e talora subordinato alle tecniche di nanizzazione. L aumento della densità determina una riduzione dell autonomia della pianta che esplora limitati volumi di terreno e di conseguenza presenta uno scheletro piccolo, invecchia rapidamente e mal sopporta stress ambientali. La qualità stessa dei frutti è a rischio per le poche foglie disponibili e per l ombreggiamento provocato dalle piante vicine. La potatura deve favorire un elevata efficienza delle foglie e un equilibrata allocazione di carboidrati e nutrienti, più facile sui rami corti, meno su quelli lunghi (ancorché misti). La scelta di un sistema ad altissima densità (4.000-8.000 piante per ettaro) è giustificata solo con tecniche sussidiarie di nanizzazione, controllo della fruttificazione e appropriata meccanizzazione. Densità medio-alte, comprese fra 1.500 e 3.500 piante per ettaro (melo e pero), possono garantire risultati validi e stabili con impianti intensivi, a basso rischio di alternanza, potatura agevole, produzioni elevate, accessibili e di alta qualità. Per pesco, albicocco e susino le densità medio-alte sono comprese fra 800 e 2.000 piante per ettaro, a seconda della forma e del vigore. Gli impianti a bassa densità (200-400 alberi per ettaro) presentano piante di grosse dimensioni con elevata autonomia, ma richiedono anni (da 6 a 10) per completare la struttura scheletrica, sono difficili da gestire e poco meccanizzabili. Nei nuovi impianti l allevamento è molto breve, fino a diventare quasi tutt uno con la stazione produttiva. Si va configurando, indipendentemente dalla forma e dal disegno del frutteto, una tecnica di potatura iniziale (fino al 2°-4° anno) che subordina la forma alla performance produttiva; si provvede in un secondo tempo in verde (ma non solo) a convertire la forma, gradualmente in 2-3 anni. In melo è possibile produrre 4-6 kg/pianta al 2° anno e 10-15 kg al 3° anno (cioè 30-40 t/ha); la piena produzione si raggiunge fra il 3° e il 5° anno. Tuttavia, in pesco e melo, alcuni frutticoltori raccolgono alcuni frutti per albero nell anno d impianto. Ciò significa che i rami a frutto devono essere formati in vivaio e rimangono dopo la potatura di trapianto, disposti in modo da non disturbare la formazione dell albero. E 2.6.2 Forme in volume e franche per impianti a bassa densità (Tab. 1.1) Vaso. una forma in volume priva di asse centrale con un palco di tre branche primarie, inserite sul tronco a 0,5-1,5 m da terra. Possiede numerosi ordini di ramificazioni dello scheletro, con branche secondarie (sottobranche) di primo, secondo e terzo ordine, sterzate e distanziate in modo decrescente sulle primarie, che sostengono le branche terziarie e i rami produttivi. Nasce come forma longeva regolare, adatta alla coltura promiscua e quindi impalcata alta e con branche robuste. una forma franca, dotata di intrinseco equilibrio fra le parti e stabilità. Le cime o frecce delle branche primarie sono mantenute alla stessa altezza (livello). E01_4_Potatura_alberi_frutto.indd 23 25/05/18 17:20

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis