8.7.2 Gestione del suolo

CASTAGNO E 233 oe, o: La forma di allevamento a vaso è particolarmente adatta alle cultivar europee. Le piante, impalcate a 150-180 cm per consentire l agevole transito dei mezzi meccanici, sono allevate a 3-4 branche, regolarmente disposte attorno al tronco, con un corretto angolo di inserzione, allo scopo di formare un vaso aperto. Alla fine del quarto anno le piante hanno solitamente assunto una buona forma e le operazioni di potatura si limitano a diradamenti per favorire la penetrazione della luce nella chioma, all eliminazione di branche e rami secchi, rotti o danneggiati e alla stimolazione della crescita. Per impianti a sesti più ravvicinati e per gli ibridi eurogiapponesi può essere impiegata la forma a piramide allevando un leader centrale e disponendo le branche laterali attorno al tronco con un ampio angolo di inserzione. a e ae 8.7.2 Gestione del suolo. L interfila, se le condizioni idriche lo consentono, viene mantenuto inerbito con cotico permanente, sfalciando e lasciando in loco l erba, quale utile fonte di sostanza organica. Il sottofila, per una larghezza di 1-2 m, può essere pacciamato con materiale organico (corteccia di pino, segatura, erba, paglia, chips di legno). Per ridurre l incidenza delle infestanti si interviene anche con diserbo chimico o lavorazioni meccaniche nel sottofila. o a; e a, - o a g, e a e e. i, op. mo ati e ee ion e di a E 8.7.3 Fertilizzazione. Con la concimazione di fondo si integrano le eventuali carenze poste in luce dall analisi del terreno. In linea di massima si consiglia una concimazione organica con apporti di 30-40 t/ha di letame maturo o comunque in quantitativi tali da permettere di raggiungere il 2-3% di sostanza organica. In pre-impianto devono essere inoltre incorporati fertilizzanti minerali contenenti fosforo e potassio (sotto forma di superfosfato minerale e solfato di potassio), poco mobili lungo il profilo del suolo. La somministrazione di azoto deve essere effettuata in primavera, al risveglio vegetativo, con solfato di ammonio o nitrato di ammonio. L azoto, che stimola la crescita di nuovi germogli, deve essere distribuito frazionato in 2-3 dosi tra l inizio e la fine della primavera. L apporto di azoto varia notevolmente con l età delle piante. Il piano di concimazione dell azoto nei primi 5 anni prevede: 50 g/pianta nel primo anno, aumentando di 50 g/pianta nei successivi, fino a 250 g/pianta nel quinto. Per il potassio vengono suggerite dosi crescenti a partire da 80 g/pianta. Dal sesto anno in poi conviene concimare l intero appezzamento con le seguenti dosi orientative: N 60-80 kg/ha; P2O5 20-30 kg/ha; K2O 80-100 kg/ha. 8.7.4 Irrigazione. Una piovosità superiore a 800-900 mm/anno, ben distribuita, assicura una disponibilità idrica sufficiente per le varietà europee; gli ibridi eurogiapponesi, più esigenti, richiedono 1.200-1.300 mm/anno. L apporto idrico è molto importante nel periodo tra la fine della primavera e la raccolta: per ottimizzare l irrigazione è consigliata la microirrigazione con impianti sottochioma a microjet o a goccia. 8.7.5 Raccolta. La raccolta è solitamente effettuata manualmente e comporta elevati costi e dispendio di lavoro. Quella manuale può essere agevolata disponendo reti di plastica sotto gli alberi o, preferibilmente, sospese a 1,2-1,6 m da terra. Raccoglitrici meccaniche a suzione o raccattatrici si stanno diffondendo negli impianti che per dimensioni e orografia lo consentono. 8.8 Resa, qualità e caratteristiche del prodotto. La maggior parte dei raccolti è destinata al mercato fresco (caldarroste e castagne bollite), con una domanda crescente dall inizio della raccolta (settembre) fino a novembre. Gli standard italiani distinguono tra castagne e marroni, descrivendo i marroni come una cultivar o un gruppo di cultivar con frutti di buona pezzatura, facilmente pelabili, raramente settati, con buone caratteristiche organolettiche e di consistenza, ilo piccolo e di colore chiaro con E03_5/16_Olivo-piccoli_frutti.indd 233 25/05/18 17:45

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis