10. Nocciolo

e al aaa di ti n o a a e ci e à ze o e o, Nocciolo E.3 E 239 10. Nocciolo La produzione mondiale di nocciole si è sviluppata a seguito della crescente utilizzazione delle industrie dolciarie e ha raggiunto, come media degli anni 1999-2001, 789.000 t (Tab. 3.42). La Turchia è il Paese decisamente più importante, con una produzione di 543.000 t, pari al 69% della produzione mondiale e con una superficie di 500.000 ha concentrata sul versante meridionale del Mar Nero. In Italia la produzione è aumentata fino al 1980, poi è rimasta costante intorno a 120.000 t, pari al 16% di quella mondiale. Gli Stati Uniti hanno una produzione di 33.000 t, pari al 4% di quella mondiale, concentrata in Oregon. La Spagna produce 24.000 t, pari al 3% della produzione mondiale, concentrate per lo più nella provincia di Tarragona. Altri Paesi con produzioni ridotte sono l Azerbaijan, la Cina e l Iran. In Italia il nocciolo si estende su una superficie di 70.000 ha, di cui 24.500 ha in Campania, dove si ottiene il 42% della produzione nazionale. Il Lazio partecipa alla produzione nazionale per il 33%, circa con 19.000 ha dislocati intorno ai monti Cimini. Il Piemonte ha una produzione del 12% rispetto a quella nazionale, per una superficie di 6.950 ha sulle colline delle province di Cuneo e Asti; segue la Sicilia con il 10% della produzione. E 10.1 Caratteri botanici e biologia. Il nocciolo appartiene all ordine delle Fagales, alla famiglia delle Betulaceae, al genere Corylus, che comprende 25 specie. Le TAB. 3.42 Paese Produzione di nocciole nel mondo, aree di coltivazione e varietà (1999-2001) Produzione t % Turchia 543.000 69 Italia 126.000 16 USA 33.000 4 Spagna 24.000 3 Regioni e province Mincane (38%), Fosa (33%), Tombul (12%), Sivri (9%) Giresun (23,4%) Tombul (75%), Sivri (12%), Kalinkara (5%) Ordu e Samsun (35,9%) Tombul (40%), Palaz (28%), Cakildak (25%) Bolu, Adapazari e Zonguldak Karafindik (38%), Mincane (29%), Cakildak (15%), (27,5%) Fosa (13%), Uzunmusa, Cavcava, Digerleri Mortarella (33%), San Giovanni (32%), Tonda Campania (42,5%): Avellino, di Giffoni (8%), Tonda Bianca e Tonda Rossa Napoli, Salerno, Caserta (14%), Camponica (4%) Lazio (33,1%): Viterbo Tonda Gentile Romana (90%), Nocchione (10%) Piemonte (12,6%): Cuneo Tonda Gentile delle Langhe (.90%) Sicilia (10,2%): Messina, CataSiciliana, Ghirara, Minnulara, Lancinante nia, Enna, Palermo Barcelona (82%), Ennis (10%), Daviana (6%), Oregon Butler (2%), Hall s Giant, Casina Negret (80%), Gironell, Culpla, Grifoll, Trenet, Est (97%): Catalogna Pauetet, Ribet, Tonda di Giffoni Nord (2%): Asturie, Cantabrica Queiros, Amandi, Casina, Villaviciosa, Camola Trabzon (10,9%) Iran 11.000 1 Azerbaijan 14.000 1 Mar nero (Sochi) Francia 5.000 1 Sud-Ovest Mondo 789.000 E03_5/16_Olivo-piccoli_frutti.indd 239 Cultivar principali (% della produzione regionale) Cherkesskii, Scorospelka, Kudryavchik, Chkhivistava, Pioneer, Ata-Baba Barcelona (sin. Fertile de Coutard) (44%), Segorbe (21%), Ennis (15%), Butler (6%), Hall s Giant (5%) 25/05/18 17:45

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis