11.2 Propagazione e miglioramento genetico

E 246 Produzioni vegetali arbustive e arboree - FRUTTICOLTURA speciale L endocarpo è legnoso e a maturità può mostrare vari gradi di deiscenza a seconda della varietà e del carico di frutti. Il pistacchio (Pistacia vera L.) è caratterizzato da alternanza di produzione, determinata dalla cascola delle gemme a fiore che si formano contemporaneamente all accrescimento del frutto. 1 3 e d 11.2 Propagazione e miglioramento genetico. Il pistacchio si propaga innestando a gemma vegetante in maggio-giugno, con gemme prelevate da rami di 2-3 anni di età. Le cultivar di pistacchio recentamente costituite sono state ottenute per incrocio controllato e per libera impollinazione. I caratteri oggetto di ricerca presso i centri di breeding (Agaleppo University Siria e University of California, Davis USA) sono i caratteri pomologici e la resistenza a Verticillium. 1 d c 1 c 1 d p 11.3 Varietà coltivate. La principale varietà è la Bianca, o Napoletana, che presenta ottime caratteristiche qualitative (elevata resa produttiva, dimensioni e pesi superiori dei frutti smallati, detti tignosella, colorazione verde dei cotiledoni e aroma del seme). Altre varietà sono Femminella, Natalora, Agostana, Silvana, Cerasola, Cappuccia, Insolia, Gloria, Regina, Bianca extra di Spoto. Recentemente sono state introdotte varietà quali Kern, Larnaka e Red Aleppo. La varietà maschile più diffusa, usata come impollinatore, è la M10. 1 te p l in 11.4 Esigenze climatiche e pedologiche. una pianta assai rustica, tollera lun- la ghi periodi di siccità e alte temperature, in corrispondenza della fioritura e fino alla maturazione dei frutti (aprile-settembre). Durante il riposo vegetativo la specie può sopportare temperature anche fino a 225 °C. molto sensibile al ritorno dei freddi invernali e primaverili, che causano gravi danni ai fiori. Il pistacchio si adatta a terreni di varia natura, ma non tollera i ristagni idrici. p ( b 11.5 Impianto del frutteto e potatura di allevamento. Per la realizzazione di un pistacchieto specializzato si adottano sesti regolari (6 3 6 m o 7 3 7 m). La densità di piantagione è variabile in funzione della tipologia di impianto e della natura del terreno. I portinnesti sono Pistacia terebinthus, il franco di P. vera, P. atlantica e P. integerrima. II rapporto ottimale tra piante maschili e piante femminili è di 1 a 8. La forma di allevamento più diffusa è il vaso semi-libero, impalcato alto, a circa 1 m da terra. Il vaso impalcato alto favorisce le operazioni colturali (lavorazioni al terreno, trattamenti antiparassitari, raccolta, ecc.). Per ottenere un impalcatura aperta si esegue la cimatura della pianta, all altezza di circa 1 m da terra, in modo da stimolare lo sviluppo delle branche principali. 1 c n v b D p 1 11.6 Tecnica colturale 11.6.1 Potatura. Nella potatura di produzione bisogna tener presente che il pistacchio fruttifica sul legno di due anni. Al termine del periodo invernale è sufficiente un modesto diradamento della chioma, tagliando i rami secchi e deperienti, per garantire l arieggiamento e la buona illuminazione della vegetazione. In molte zone, nel corso dell annata di scarica, in primavera viene eseguita una potatura verde che consiste nella eliminazione totale delle gemme a frutto, permettendo di conseguire alte produzioni biennali. E03_5/16_Olivo-piccoli_frutti.indd 246 25/05/18 17:45 E.3 1 Il M tr ( n L

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis