13.6 Tecnica colturale

E 252 Produzioni vegetali arbustive e arboree - FRUTTICOLTURA speciale 13.6 Tecnica colturale E.3 13.6.1 Potatura. Le operazioni di potatura vengono eseguite in primavera o a fine estate. La scozzolatura consiste nell asportazione dei fiori, dei frutticini appena allegati e dei giovani cladodi emessi in primavera. Di solito viene praticata durante il periodo della fioritura, cioè in maggio-giugno. Lo scopo della scozzolatura è ottenere una seconda fruttificazione in autunno. 13.6.2 Gestione del suolo. Sono eseguite lavorazioni del terreno quali erpicature, fresature, frangizollature, a una profondità inferiore a 15 cm e lontano dal colletto, per non arrecare danni all apparato radicale. 13.6.3 Fertilizzazione. Viene effettuata tra novembre-gennaio apportando N 50-60 kg/ha, P2O5 50-60 kg/ha e K2O 40-50 kg/ha. 13.6.4 Irrigazione. L irrigazione è utile per la coltura del ficodindia, pur potendo essere effettuata in asciutto, per l incremento della produzione. I volumi d adacquamento stagionali sono mediamente di 600-1.000 m3/ha a seconda dell andamento climatico. In genere si eseguono tre interventi irrigui all anno: una settimana prima della fioritura e la seconda e sesta settimana dopo la fioritura. 13.6.5 Diradamento dei frutti. Vengono eliminati parte dei frutti quando hanno raggiunto circa 2-3 cm di altezza, al fine di ottenere una produzione di elevata qualità, di buona pezzatura e con un incremento della resa in polpa. In genere non si lasciano più di sei frutti per pala. In occasione del diradamento si effettua anche la potatura verde asportando le pale giovani, lasciandone circa 2-3 per pala. 13.6.6 Raccolta. La maturazione dei frutti è scalare (ultima decade di agosto-fine di settembre per i frutti di prima fioritura, detti agostani; prima decade di settembredicembre per i frutti di seconda fioritura, detti scozzolati). I frutti sono raccolti all inizio dell invaiatura, evitando tagli e ammaccature. I frutti vanno tagliati dalla pianta con una sottile porzione di pala. Una volta terminata la raccolta, è bene eseguire un trattamento con poltiglia bordolese all 1% per la disinfezione dei tagli. 13.7 Resa, qualità e caratteristiche del prodotto. La produzione media varia da 25 a 35 t/ha in coltura irrigua, mentre in coltura asciutta oscilla da 18 a 25 t/ha. I frutti di ficodindia sono consumati principalmente allo stato fresco, ma possono essere utilizzati per produrre marmellate, sciroppi, bevande, succhi, puree, confetture e farine. 13.8 Conservazione e trattamenti post-raccolta. Alla temperatura di 16/8 °C i frutti si possono conservare da 2 a 5 settimane, in relazione alle cultivar, al grado di maturità e al periodo di raccolta. In atmosfera controllata (O2 2%, CO2 2-5%) e alla temperatura di 15 °C si possono conservare da 4 a 8 settimane. 13.9 Principali avversità Malattie crittogamiche: Funghi agenti di cancri (Cytospora sp., Botryosphaeria ribis); Insetti: Mosca della frutta (Ceratitis capitata). E03_5/16_Olivo-piccoli_frutti.indd 252 25/05/18 17:45 1 L p 1 n è g e 1 u o v in p A d 1 p f t n s a e f in z c ( le u t g ( u v s o g

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis