14. Fragola

e ti o n- e, r FRAGOLA E.3 E 253 14. Fragola La superficie nazionale coltivata a fragola in coltura specializzata è risultata, nel 2017, pari a circa 3.600 ha. L 84% della superficie è in coltura protetta mentre il rimanente 16% è in pieno campo. in costante aumento la coltivazione nelle aree meridionali. Le produzioni di Basilicata e Campania rappresentano da sole il 47% della produzione nazionale. Secondo i dati 2017 del CSO di Ferrara le principali Regioni in cui la fragola è coltivata sono: Veneto (312 ha), Campania (856 ha), Basilicata (892 ha), Emilia-Romagna (239 ha), Piemonte (144 ha), Sicilia (315 ha), Trentino (120 ha), Calabria (161 ha) e Alto Adige (115 ha). 0 14.1 Caratteri botanici e biologia. La fragola coltivata (Fragaria 3 ananassa) è so n e un ibrido ottoploide ottenuto più di 200 anni fa dall incrocio di due specie selvatiche ottoploidi: F. chiloensis e F. virginiana di origine americana. Tutte le varietà oggi coltivate appartengono a F. 3 ananassa. Altre specie del genere Fragaria hanno un certo interesse colturale: F. vesca, diploide, meglio nota come fragola di bosco , di cui sono più coltivate alcune varietà rifiorenti, non stolonifere, come Regina delle Valli, Alpine e Alexandra; F. moscata, esaploide di cui alcune piante della vecchia varietà Profumata di Tortona sono ancora diffuse nell area di Tortona. gdi o a di e- ti ce a ti. C di m- a E 14.2 Propagazione. La moderna fragolicoltura si basa sull impiego di piantine prodotte in vivaio, grazie alla capacità delle piante di emettere filamenti stoloniferi, soprattutto nel periodo estivo-autunnale. Per i vivai si scelgono i terreni a tessitura piuttosto sabbiosa (litorale adriatico della Valle Padana): in genere vengono fumigati con bromuro di metile per controllare funghi, nematodi ed erbe infestanti. Le piante madri sono messe a dimora nei vivai generalmente in primavera, alla densità di 0,8-1,2 piante/m2. Le piantine prodotte dalle piante madri possono essere di due tipi: fresche a radice nuda, da estirpare a fine estate-inizio autunno; frigoconservate, in quanto estirpate in pieno inverno e poste in conservazione in celle frigorifere alla temperatura di 21/22 °C. Generalmente la frigoconservazione si protrae per 7-8 mesi, fino alla messa a dimora nei campi di produzione che avviene dai primi di luglio (zone più settentrionali) fino ai primi di settembre (zone meridionali). Le piante frigoconservate tradizionali sono classificate in base al diametro del colletto: extra (.12 mm); A (8-12 mm); AA (,7 mm). In questi ultimi anni si è registrata una forte evoluzione della tecnica vivaistica che ha portato alla produzione di nuovi tipi di piante frigoconservate che si differenziano da quelli tradizionali per le maggiori dimensioni, sia dell apparato radicale sia del colletto (germogli). Le piante A1 (diametro al colletto >14 mm) vengono poste in frigoconservazione mantenendo una rosetta di foglie più giovani e sono impiegate soprattutto nelle colture autunnali veronesi. Le piante WB sono di maggiori dimensioni rispetto alle A1 in quanto vengono ingrossate in appositi vivai, denominati letti di attesa (Waiting bed), nei quali piante fresche o frigoconservate (AA) vengono messe a dimora (ripicchettate) nella seconda metà di giugno. E03_5/16_Olivo-piccoli_frutti.indd 253 25/05/18 17:45

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis