14.4 Esigenze climatiche e pedologiche

ani ri a ao- e ndi o n- fragola Nelle Tabelle 3.44 e 3.45 sono riportate le principali varietà coltivate, rispettivamente, nelle aree fragolicole del Sud e del Nord Italia. 14.4 Esigenze climatiche e pedologiche. La fragola ha una note- Tab. 3.45 Cultivar E 255 Standard varietale delle principali regioni fragolicole settentrionali. Dati relativi ai vivaisti (numero di piantine vendute) nella regione per varietà (% sul totale) Emilia-Romagna 2015/2016 2016/2017 vole adattabilità a diversi ambienti pe- Clery 19 17 doclimatici: infatti è coltivata a tutte le Joly 14 11 latitudini, a partire dal livello del mare Sibilla 3 10 fino ad altitudini superiori anche ai Alba 12 9 1.000 m delle montagne alpine. Asia 10 8 importante che in inverno venga Roxana 10 7 soddisfatto il fabbisogno in freddo Brilla 3 5 delle piante, indispensabile affinché 3 4 superino la fase di dormienza inverna- Albion 2 4 le delle gemme. In genere, un esposi- Monterey 1 3 zione delle piante a temperature infe- Aprica 2 2 riori a 7 °C per almeno 700-1.000 ore Antea 2 2 è sufficiente per le varietà adatte agli Tecla 0 2 ambienti centro-settentrionali, esigen- Elsanta za che si riduce notevolmente per le Argentera 1 2 cultivar adatte agli ambienti più miti Altre 18 14 meridionali. Totale 100 100 Il mancato soddisfacimento del fabbiVeneto sogno in freddo condiziona la ripresa Cultivar 2015/2016 2016/2017 vegetativa delle piante e la loro epoca Eva 36 30 di fioritura: quanto prima è soddisfat- Garda 19 21 to, tanto più precoce è la fioritura. Aprica 1 8 Per ogni area di coltivazione è oppor- Antea 12 7 tuno conoscere i valori dei principali Apo 1 4 7 parametri pedoclimatici al fine di efApo 2 6 6 fettuare le migliori scelte rispetto alla Irma 6 3 tecnica di coltivazione e alla varietà da Darselect 3 3 impiegare. 3 3 La fragola è una specie che predilige VR4 Joly 2 3 i terreni di medio impasto, ma si adatta 3 1 bene anche a quelli più argillosi, pur- Roxana 5 8 ché dotati di un buon drenaggio in gra- Altre 100 100 do di evitare i ristagni idrici, principale Totale causa di asfissia radicale e di attacchi fungini all apparato radicale. In genere, sono da prediligere terreni con pH neutro o leggermente acido, con un contenuto in calcare attivo non superiore al 5-6% e una concentrazione salina non superiore a 2 mS/cm. Alcune varietà tuttavia consentono ottimi risultati anche nei terreni dotati di valori elevati di pH (circa 8). E03_5/16_Olivo-piccoli_frutti.indd 255 E 25/05/18 17:45

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis