SEZIONE E

Tab. 1.2 E01_4_Potatura_alberi_frutto.indd 26 Forma in parete con fusto verticale e palchi di branche regolarmente inseriti a distanze e angoli programmati. La continuità lungo il filare e il ridotto spessore rendono vantaggiosi i carri a piattaforme laterali. Varianti: palmetta libera, palmetta anticipata (pero, pesco, melo), palmetta a branche orizzontali (melo e pero), bandiera (fusto inclinato ciliegio), palspindel (primo palco a palmetta e freccia con branche a spirale melo), controspalliere basse. Forma a doppia parete, ciascuna inclinata a 45°-50°. Le piante presentano due branche primarie a 0,5 m di altezza e trasversali al filare. Non ci sono secondarie robuste perché le piante sono appressate e consentono una copertura totale del terreno. Adatta anche alle colture protette. Varianti: ipsilon da gemma dormiente, V con piante inclinate, ipsilon libero. Palmetta regolare a branche oblique (melo, pero, pesco, susino, albicocco, ciliegio, diospiro) Ipsilon (pesco, albicocco, susino, pero) Forma in volume con fusto verticale e diritto su cui sono distribuite le branche primarie a spirale. Chioma conica con distanze ravvicinate sulla fila a creare una parete continua in cui sono utilizzabili carri a piattaforme laterali. Varianti: fusetto libero (pesco, melo, pero), fusetto serpentato (melo), spindelbusch, spindel e slender spindel (melo), fusetto alato (pesco), solaxe (taille longue su melo e pero). Fusetto (pesco, melo, pero) Forma Forma elastica, precoce e produttiva con sesti densi. Equilibrata dalla costanza di produzione in impianti non longevi. La curvatura ripetuta della freccia (serpente) ne riduce il vigore e nanizza la forma, così come la disposizione orizzontale delle branche primarie con legature (spindel). Queste varianti sono completamente gestibili da terra. Forma elastica, guidata, molto regolare, per piante longeve. in abbandono, perché tardiva e laboriosa; sostituita da forme libere e anticipate senza pali e fili. Nel pesco è frequente il candelabro, più facile da ottenere e guidare. vantaggiosa in pianura e dove la meccanizzazione è facile e la manodopera preparata; valida se ammortizza i maggiori costi di pali e fili. Forma elastica, guidata e obbligata. Richiede interventi tempestivi e ripetuti in verde. Molto produttiva e precoce per le ridotte distanze d impianto. Le varianti sono volte a ridurre gli interventi in verde e a sfruttare la naturale apertura dei germogli anticipati. Ipsilon a bassa densità con branche secondarie robuste e aperte in palchi longitudinali sono fallite. Primarie in eccesso per precocizzare la produzione prima di completare la forma. Le varianti libere non potate nei primi due anni accentuano la precocità. Dal terzo anno si procede al diradamento delle branche, distanziando quelle permanenti. Taglio di ritorno sulla cima e sulle branche una volta raggiunte le dimensioni finali. Le primarie e le secondarie sono ottenute raccorciando in inverno le frecce e legando i germogli in verde. La formazione dura fino a 4-5 anni per piante grandi. Entrata in produzione tardiva, a scheletro completo. Taglio di ritorno a maturità. In varianti anticipate e libere si lasciano branche sfruttanti nell interfilare. Le secondarie sono favorite da cime alleggerite a coda di topo in inverno, dall asportazione dei succhioni e dalla legatura in verde. comune anche torcere o infrangere i succhioni per ottenere branche secondarie e precocizzare la produzione. La formazione è rapida (2-3 anni) perché lo scheletro è ridotto a due branche primarie. Astone nudo raccorciato all impianto a 0,6 m da terra. Grazie a pali e fili si guidano i due germogli con gli angoli voluti per formare le branche primarie di prim ordine, mediante legature ripetute. Germogli mal posizionati e soprannumerari vengono eliminati in verde. Nelle forme libere e anticipate si spuntano e legano gli anticipati sulla fila e si asportano quelli vigorosi nell interfilare. Astone nudo raccorciato all impianto a 0,6 m da terra oppure innestato a gemma dormiente. Due germogli sono guidati con legature su fili portanti a 1,0 m e a 2,2 m da terra. La variante a V , con piante intere inclinate, si ottiene mettendo a dimora astoni interi alternativamente lungo il filare, ben rivestiti di rami anticipati per costituire le branche secondarie. Tronco: 0,5 m, fusto 3,5-4,5 m. Branche: 3-4 palchi di primarie (n = 2), inclinati in modo crescente, 45° il primo e 55° l ultimo. I palchi hanno distanze decrescenti dal basso, 1,2 m, 0,8 m e 0,6 m. Le branche toccano quelle della pianta vicina. Spessore: 0,8-1,6 m. Sottobranche: secondarie aperte e poco distanziate, sterzate sulle primarie e fruttifere. Terziarie corte e di sfruttamento. Tronco: 0,5 m. Branche: due primarie trasversali al filare. Sottobranche: secondarie molto aperte, corte e poco distanziate, sterzate sulle primarie e fruttifere. Terziarie corte, di sfruttamento, fruttifere. Struttura di supporto con pali e fili impostati ad ipsilon prima di fare l impianto. Commenti Astone con rami anticipati oppure gemma dormiente. L astone è legato a un tutore e spuntato all impianto, così come gli anticipati, legati con angolo aperto a un filo lungo il filare all altezza di 0,8 m. Con la potatura verde si asportano eventuali succhioni e germogli mal posizionati. I germogli apicali troppo vigorosi sono cimati o infranti. Materiale di vivaio e ope- Operazioni al secondorazioni al primo anno terzo anno e successivi Tronco: 0,5 m, fusto 2,5-3,5 m. Branche: palco di 3-4 primarie vicine, ordini successivi inseriti a spirale, con vigore decrescente (angolo crescente e lunghezza inferiore a 1/5 della distanza fra inserzione e apice). Sottobranche: secondarie aperte e poco distanziate, sterzate sulle primarie e fruttifere. Terziarie corte e di sfruttamento. Scheletro Forme adatte ad impianti a media densità, obbligate e regolari Forma di allevamento E 26 Produzioni vegetali arbustive e arboree - FRUTTICOLTURA GENERALE 25/05/18 17:20 in r b d p m a d la p P a z c o z e a v g a b ti s in li m p d c in g to r a s s Ip

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis