15.1 Asimina

E 260 Produzioni vegetali arbustive e arboree - FRUTTICOLTURA speciale 15.1 Asimina (Asimina triloba), famiglia: Annonaceae. La specie, originaria delle foreste nord-orientali degli Stati Uniti, presenta interessanti caratteristiche produttive e un attraente habitus ornamentale. un albero di taglia modesta (3-6 m), con colorazione autunnale delle foglie particolarmente decorativa, fiori grandi e solitari: il frutto è una bacca e ha forma variabile da globosa ad allungata, a seconda della cultivar; la pezzatura può variare da 50 a 400 g. Il panorama varietale è ampio e comprende oltre 30 cultivar: tra le più diffuse in Italia si segnalano Sunflower, Davis, Ithaca, Mitchell e Taylor. Il frutto, molto aromatico, può essere consumato allo stato fresco o impiegato nella preparazione di confetture e gelatine. 15.2 Azzeruolo (Crataegus azarolus), famiglia: Rosaceae. una specie rustica, diffusa in tutti i Paesi del bacino del Mediterraneo, in Asia Minore e Centrale, di taglia modesta, propagata agamicamente per innesto; il portainnesto più diffuso è il biancospino. Il frutto è un pomo, di peso variabile tra 2 e 12 g, di sapore dolce e aromatico; viene indirizzato prevalentemente al consumo fresco o alla trasformazione, ma trova anche impiego in erboristeria per le proprietà antianemiche e oftalminiche (per l elevato contenuto di provitamina A). 15.3 Cappero (Capparis spinosa L., sottospecie rupestris), famiglia: Capparaceae. Il cappero è un arbusto suffruticoso, perenne, a foglia caduca. I frutti sono bacche monoloculari di forma ovoide con numerosi semi reniformi. I boccioli fiorali e i frutti sono utilizzati a scopo alimentare come condimento. I principali Paesi produttori sono Turchia, Grecia, Spagna, Marocco e Italia. La pianta si propaga per talea o per seme. Per la germinazione è necessario procedere a interventi di scarificazione; efficace è l uso di gibberelline. La selezione punta a biotipi caratterizzati da: elevata produttività e internodi corti; capperi di colore verde intenso, con superficie glabra, forma rotonda e brattee compatte; assenza di spine; resistenza a siccità, freddo e malattie; parte apicale dei rami tenera e grossa, per uso alimentare. I capperi coltivati in Italia appartengono alla specie C. spinosa. Tra le varietà coltivate abbiamo la cultivar Nocella di Salina è apprezzata per la forma rotondeggiante dei capperi e l idoneità alla propagazione per talea. La cultivar Nocellara di Pantelleria è di eccellente qualità. Il cappero sopporta l aridità estiva e le temperature elevate. Le piante, se ben esposte, mostrano buona resistenza al freddo. Ottima la resistenza ai venti, anche se salmastri. Richiede suoli ben drenati. Idonea a suoli ricchi di calcare. In coltura specializzata si adotta un sesto in quadro con distanze di 2 m o, nel caso di forte vigoria, di 4 m. Nel caso di consociazioni si pongono a file alterne o nell interfila. L impianto si realizza con talee radicate, a semenzali o a semi pregerminati proteggendo, con pacciamature, la pianta dalle erbe infestanti e dal disseccamento del suolo. La pianta produce sui germogli dell anno. La potatura, annuale, consiste nel lasciare degli speroni non più alti di 0,5-1 cm. Per controllare le infestanti si ricorre al diserbo o a lavorazioni superficiali. Fertilizzazione in inverno con azotati e ogni 2-3 anni con fosforo e potassio. La coltura inizia a produrre già nell anno successivo all impianto. La piena produttività si registra dal quarto anno (4-5 kg/pianta). La raccolta inizia alla fine di maggio e termina a metà agosto. Il cappereto produce circa 1,0-2,0 t/ha. Ultimata la raccolta, i capperi vanno ricoperti con sale per attivare la fermentazione lattica. Dopo 1 settimana vengono di nuovo ricoperti di sale e si procede alla suddivisione in calibri e alla conservazione definitiva (in sale secco, salamoia, olio, aceto). Anche i frutti e la parte apicale dei germogli E03_5/16_Olivo-piccoli_frutti.indd 260 25/05/18 17:46 s fa 1 p O p e m in s le P te s e l in d a s c R s s d s k p d e te a 1 n te u e C fe v a fo ti v s

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis