SEZIONE E

aa o di a la a ) o- ò n ei oe e ae a ti ee ndi o io si o ue li e Piccoli frutti E 267 16.2.2 Propagazione. Il rovo si moltiplica facilmente per talea erbacea o semilegnosa; è inoltre diffusa la propaggine di punta (capogatto). 16.2.3 Varietà coltivate. Tutte le cultivar sono unifere e possono avere portamento strisciante o eretto, tralci inermi o spinescenti. In Italia si preferiscono cultivar senza spine e a portamento eretto o semi-eretto. Le more, del peso di 5-7 g, sono drupe composte, con il ricettacolo che non si sfila dal frutto a maturità, di grossa pezzatura, colore nero brillante e buona serbevolezza, e maturano tra luglio e inizio settembre. Sono impiegate cultivar precoci (Jumbo, Araphao), medie (Lock Ness, Black Satin) e tardive (Chester, Navaho). Ibridi più o meno complessi di rovo 3 lampone, caratterizzati da portamento strisciante o semieretto e pronunciata spinescenza, producono more di colore rosso intenso o scuro, destinate prevalentemente alla trasformazione. Tra gli ibridi si segnalano Loganberry (Rovello), Tayberry, Boysenberry. E 16.2.4 Esigenze climatiche e pedologiche. Pur adattandosi a molteplici tipi di suolo, con esclusione di quelli troppo pesanti o con elevato contenuto di calcare attivo, il rovo fornisce i migliori risultati in terreni freschi, profondi e fertili, a reazione subacida o neutra. Tollera modesti quantitativi di calcare attivo (3-5%). Può essere coltivato fino a 600-700 m s.l.m.; a quote più elevate le more possono trovare difficoltà di maturazione e le piante possono subire danni da geli invernali. 16.2.5 Disegno del frutteto, impianto e potatura di allevamento. Le piante sono poste a dimora alla distanza di 2,5-3 m sulla fila, in filari distanti 3-3,5 m. L impianto può essere eseguito nel tardo autunno o in primavera su terreno lavorato e concimato adeguatamente. Sono in genere necessari apporti di letame bovino maturo (40 t/ha), perfosfato minerale (0,4 t/ha) e solfato potassico (0,3 t/ha). 16.2.6. Tecnica colturale Potatura. La controspalliera, con robusti pali in legno o cemento (altezza fuori terra 2,5 m) e 3 fili distanziati 80 cm l uno dall altro, è il sistema di allevamento più diffuso. I germogli (polloni), destinati a diventare tralci fruttiferi l anno seguente, ricacciano solo in prossimità della ceppaia; di questi se ne scelgono 4-5, eliminando gli altri, per formare una parete fruttifera a ventaglio. Irrigazione. Dove la disponibilità idrica è inferiore a 800-900 mm/anno (soprattutto nei primi anni) e per ottenere buone rese, è utile ricorrere all irrigazione, che può essere sottochioma, con sistemi a microjet o a goccia. Resa, qualità e caratteristiche del prodotto. Le more, raccolte a mano a intervalli di 2-4 giorni, sono più serbevoli dei lamponi. Impianti condotti razionalmente rimangono produttivi per 15-20 anni e già al 2° anno sono in grado di produrre 3-5 kg frutti/pianta. Dopo il 3-4° anno le rese possono raggiungere 8-10 kg/pianta, equivalenti a 15-20 t/ha. La produzione è destinata quasi esclusivamente al consumo fresco; per la surgelazione i frutti vanno raccolti completamente maturi poiché, in caso di non perfetta maturazione, virano al rosso dopo scongelamento. Le more sono molto ricercate dall industria dei coloranti, in cosmesi e per la preparazione di confetture e gelatine. 16.2.7 Avversità (®Sezione G2 Avversità e difesa delle colture) E03_5/16_Olivo-piccoli_frutti.indd 267 25/05/18 17:46

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis