16.3 Ribes e Uva spina

E 268 Produzioni vegetali arbustive e arboree - FRUTTICOLTURA speciale 16.3 Ribes (Ribes rubrum, R. nigrum) e Uva spina (R. grossularia), famiglia: Saxifragaceae. 16.3.1 Importanza e diffusione della coltura. In Italia l interesse per ribes rosso (Ribes rubrum), ribes nero (Ribes nigrum) e uva spina, a differenza dei Paesi del Nord Europa e dell Est Europeo, dove sono coltivati su larga scala, è per il momento limitato, sebbene le virtù dietetico-alimentari e farmaceutiche delle bacche e delle gemme del ribes nero inizino a essere apprezzate. 16.3.2 Propagazione. I ribes radicano facilmente per talea legnosa impiegando materiale ben lignificato, prelevato durante il riposo invernale e conservato in cella frigorifera. L uva spina è propagata con maggior successo per propaggine o margotta di ceppaia. 16.3.3 Varietà coltivate. Nel panorama varietale spiccano le cultivar di origine europea e nord-americana. Le cultivar preferite sono quelle a frutto rosso e bianco. Si conoscono ibridi interspecifici tra ribes nero e uva spina, quali Brino, Josta, Jostina, Jogranda. Tab. 3.48 Cultivar di ribes Ribes rosso Ribes bianco Ribes nero Uva spina a frutto giallo Uva spina a frutto rosso Precoci: Jonkheer Van Tets, Junifer, Perfection Intermedie: Red Lake Tardive: Rovada, Augustus, Rosetta Rotet Zitavia, Verdavia, Blanka Precoci: Noire de Bourgogne, Fertodi, Tsema Intermedie: Troll, Ben Lomond, Rosenthal, Tenah, Mendip Cross, Baldwin Tardive: Ben Alder, Titania, Jet, Ojebyn Precoci: Early Sulphur, Invicta Intermedie: Hinnonmaki Gelb, Whinham s Industry, White Smith Precoci: Hinnonmaki Rot Intermedie: Rokula, Rosko, Pax 16.3.4 Esigenze climatiche e pedologiche. Il ribes rosso prospera nei terreni soffici e ricchi di humus, a reazione neutra o subacida; quello nero predilige terreni con presenza di calcare attivo. I ribes possono essere coltivati fino a 1.200-1.400 m s.l.m. e l ambiente ideale è caratterizzato da lunghi periodi invernali di freddo, dove però non si debbano temere gelate primaverili tardive. L apparato radicale è profondo e permette alle piante di sopportare lunghi periodi di siccità, ma la produttività aumenta considerevolmente in terreni irrigui. 16.3.5 Disegno del frutteto, impianto e potatura di allevamento. L impianto è effettuato da novembre a marzo: i sesti sono di 3 m tra le file 3 1,5-2 m sulla fila. Per favorire la formazione di un abbondante apparato radicale e stimolare l emissione di numerosi germogli basali, si consiglia di speronare all impianto le barbatelle a 2 gemme. Le cultivar di ribes rosso e uva spina sono per lo più autofertili, mentre quelle di ribes nero sono autosterili: pertanto, per favorire l impollinazione incrociata e ottenere abbondanti raccolti, occorre consociare almeno 2-3 cultivar intercompatibili. Somministrazioni di sostanza organica, perfosfato minerale e solfato potassico sono indispensabili per costituire una riserva di elementi nutritivi per le future esigenze delle piante. E03_5/16_Olivo-piccoli_frutti.indd 268 25/05/18 17:46 1 P r u fo v p s fo s p tr e p e c F c L R g p R p p d le e c c d 1 1 c in 1 1 m in N ti in

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis